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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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E C N 



MILANO 


Ottobre 1992 


Ascolta Radio Onda Diretta FM 105.600 
(tei. 0337/328455) Sottoscriui sul conto 
corrente postale n.22311203 intestato 

) a "Associazione delle mamme 
del Leoncavallo per i Centri 
. Sociali Autogestiti" 


ecrì 


Settimanale 
m , telematico 

Nano 


esce il lunedì al 

Centro Sociale Leoncavallo 


Via Leoncavallo 22 - 20131 MILANO 

tel/fax 02/26140287 Modem 02/2840243 



ecn milano 5 ottobre 1992 


INDICE DEI CONTENUTI 


SCIOPERO GENERALE! 

1 

MI20927A.TXT 

( 29 / 09 / 92 ) 

Versione definitiva di MI20927.TXT 

2 

ABI .10 

( 29 / 09 / 92 ) 

Volantino lavoratori alberghieri 

3 

RM20930.ASC 

( 30 / 09 / 92 ) 

Corri, compagni Cosenza su sciopero 

4 

RM20930B.ASC 

(30 / 09 / 92 ) 

Com. comitato policlinico Enel 

5 

RM20930C.ASC 

(30 / 09 / 92 ) 

Com. compagni Perugia su sciopero 

6 

RM20930D.ASC 

(30 / 09 / 92 ) 

Com. lavoratori autorgan. SIP Roma su sciopero 

7 

RM21001.ASC 

( 01 / 10 / 92 ) 

Avviso importante per i poli della rete 

8 

LANCIOI.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Prima corrispondenza da P. San Giovanni 

9 

LANCI02.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Seconda corrispondenza da San Giovanni 

10 

LANCI03.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Terza corrispondenza dal Corteo 

11 

LANCI04.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Quarta corrispondenza dal Corteo 

12 

LANCI06.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Sesta corrispondenza dal Corteo 

13 

LANCI07.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Settima corrispondenza dal Corteo 

14 

RM21002.ASC 

( 02/10 / 92 ) 

Com lavoratori autorganiz. Roma su corteo 2/10 

15 

RM21002A.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Com. collettivi femministi di Roma su lotte 

16 

LANCI08.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Corrispondenza ECN dal corteo del pomeriggio 

17 

LANCI010.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Corrispondenza ECN dal corteo del pomeriggio 

18 

LANCI09.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Situazione fermi, arresti e feriti corteo rama 

19 

T2800001 .TXT 

( 03 / 10 / 92 ) 

Cronaca dei fatti di Roma 2 ott. 

20 

T2800002.TXT 

( 03 / 10 / 92 ) 

Antefatti manif. di Roma 2 ott. 

21 

RM21002B.ASC 

( 02 / 10 / 92 ) 

Bilancio della giornata di lotta di Roma 


ecn milano - 5 ottobre 1992 







ecn milano - 5 ottobre 1992 


REPRESSIONE 


22 

TO20929A.TXT 

( 29 / 09 / 92 ) 

Torino: denunce dopo contestazione sindacato 

23 

RM20930A.ASC 

( 30 / 09 / 92 ) 

Com. compagni Quadraro su perquisizioni 

24 

MI_ART1.TXT 

( 03 / 10 / 92 ) 

MI LK Articolo 1 per alcuni compagni 


PALESTINA 


25 

PALVIDEO.TXT 

(29 / 09 / 92 ) 

Video sulla Palestina 

26 

RAMALLAH.TXT 

(30 / 09 / 92 ) 

Ramallah, centro per i diritti umani 


CONTRIBUTI 


27 

HARD.ZIP 

(30 / 09 / 92 ) 

Testo integrale di M. Hard su Los Angeles ! 

28 

EVANG001.TXT 

( 04 / 10 / 92 ) 

Il capitalismo reale (Fed. Giovanile Evangelica It.) 


CENTRI SOCIALI.ANTIFASCISMO, COMUNICAZIONE 
CONTROCOLOMÌ3IANE, MUSICA 

29 

AGRORIOC.ZIP 

(29 / 09 / 92 ) 

Rioccupato Agrrro 

30 

OLG21004.TXT 

( 04 / 10 / 92 ) 

Olgiate Olona - Per un centro sociale 

31 

BG01392.TXT 

( 03 / 10 / 92 ) 

Fuori i fasci da Bergamo 

32 

MAPINTRO.TXT 

( 30 / 09 / 92 ) 

Uscito libro sui MAPUCHES 

33 

MAPUTOUR.TXT 

( 04 / 10 / 92 ) 

Calendario giro del rappresentante Mapuche 

34 

TRANSMAN.DOC 

( 01 / 10 / 92 ) 

Progetto Transmaniacon per R.K.C. - BO 

35 

KALENDAR.TXT 

( 03/10 / 92 ) 


Programmazione feste e concerti 


Ecn Milano - 5 ottobre 1992 






ecn mi la no - 5 ottobre 1992 


SCIOPERO GENERALE!!! 


1 File : MI20927A.TXT 


INTERVENTO PRESENTATO 
ALL'ASSEMBLEA DEL 27/09/92 DEI 
LAVORATORI AUTORGANIZZATI E 
DELLE REALTÀ' SOCIALI TENUTASI 
PRESSO IL CIP ALESSANDRINO DI 
ROMA DAL C.S. LEONCAVALLO, DEL 
C.A. GARIBALDI E DELLE ALTRE 
SITUAZIONI AUTORGANIZZATE SIA 
OPERAIE CHE DEL PUBBLICO 
IMPIEGO, CHE SI RITROVANO OGNI 
GIOVEDÌ' ORE 21.30 PRESSO IL C.A. 
GARIBALDI CORSO GARIBALDI 89 
(ENTRATA DA VIA CAZZANIGA) 
per informazioni: tel/fax n. 26140287 c.s. 
leoncavallo - tel/fax n. 29002464 c.a. ga- 
ribaldi - tei. n. 0337/328455 radio onda 
diretta milano 

Da alcuni mesi si è costituito a Milano un ambito di 
dibattito e iniziativa politica che raccoglie realtà 
sociali, situazioni lavorative ed individualità sia del 
pubblico impiego che privato, studenti, che hanno 
processi di autorganizzazione in atto, in alcuni casi 
in embrione in altri invece come percorsi ben 
consolidati che ne fanno dei punti di riferimento per 
le situazioni più giovani. 

Da queste premesse risulta chiaro come sia fon- 
damentale per noi lavorare per la ricomposizione 
dei diversi settori sociali e lavorativi contro la 
frammentazione che i cicli del capitale e le varie 
crisi di ristrutturazione impongono e hanno imposto 
con forza nell'ultimo decennio. 

Gli anni '80 ci hanno consegnato grandi trasfor- 
mazioni produttive e sociali per le quali e' già' stato 
pagato un prezzo assai alto da quelle stesse classi 
sociali operaie e proletarie cui oggi il governo 
Amato presenta il conto. Fare la lista di quanto 
abbiamo già' dato in questo lungo processo di 
espropriazione della nostra ricchezza e dei diritti e' 
cosa inutile: abbiamo già' discusso ampiamente 
quanto la destra sociale in questi anni abbia inciso 
sulla tasca di tutti e la liberta' di ciascuno. 

Le manifestazioni di questi giorni hanno visto in 
piazza, forse per la prima volta in forma cosi' 
chiara, lavoratori, dentro e fuori la fabbrica, stu- 
denti, disoccupati. Non deve stupire: 
il drastico ridimensionamento delle grandi concen- 
trazioni industriali ha consegnato le aree urbane 


alla rendita e alla speculazione edilizia; decretando 
il riordino del territorio e del diritto/bisogno alla 
casa nella misura dei profitti dei suoi padroni; 
la graduale privatizzazione delle imprese e dei 
servizi ha largamente attaccato il reddito sociale e 
le garanzie minime per milioni di proletari; 
la frammentazione del tessuto produttivo ha forte- 
menteesposto vasti settori sociali allo sfruttamento 
terziario della forza lavoro. 

Questo e naturalmente molto altro ancora! 

Proprio nel reticolo territoriale e terziario si e' col- 
locata l'esperienza dei centri sociali da cui molta 
parte di noi provengono e a cui facciamo riferi- 
mento come luogo di ricomposizione proletaria e di 
autorganizzazione e autogestione reale dei bisogni 
e delle lotte. 

Per noi l'autorganizzazione rappresenta ed è 
l'espressione immediata dell'autogestione diretta di 
tutto il tempo della giornata reale, sia essa lavora- 
tiva e non, nella coscienza che la qualità della no- 
stra esistenza non può essere oggetto di contrat- 
tazione sindacale nè tantomeno può attuarsi solo 
attraverso all'interno dei luoghi produttivi. 

L'esperienza dei centri sociali giunge oggi, almeno 
nelle sue esperienze piu' solide, alla maturità' di 
uno schieramento largo non solo contro la mano- 
vra del governo Amato ma contro l'intero assetto 
dei rapporti sociali che questo stato di cose contì- 
nuamente riproduce. 

E' certo cosa nota che il reddito operaio e proleta- 
rio non si esaurisce nel salario ma comprende 
quell'insieme di voci, dai trasporti alla sanità', che 
sono al centro da anni di una costante politica di 
sottrazione e rapina ad opera dei governi della 
Repubblica, con il fattivo consenso delle confede- 
razioni sindacali. 

Non andremo oltre nel tratteggiare il carattere 
corporativo dello Stato, i caratteri dell'associazione 
a delinquere tra padronato e sindacati, perche' e' 
cosa fin troppo ovvia; ci interessa sottolineare la 
necessita' di affrontare l'intero complesso delle 
questioni sociali che il furto del 31/7/92 e la suc- 
cessiva manovra hanno evidenziato, 

Un pronunciamento chiaro in favore dello sciopero 
generale autorganizzato, di cui evidenziamo il ca- 
rattere politico, e al quale attribuiamo la valenza di 
passaggio fondante una piattaforma sociale da ar- 
ticolare nei tempi e nei senso dell'attuale quadro di 
lotte. 

Pur senza pericolose sopravvalutazioni, riteniamo 
opportuno evidenziare come quanto successo in 
questa settimana di lotta ha espresso una forte 
volontà di spazi di autonomia delie masse proleta- 
rie da cui deriva un'indicazione chiara e netta: la 


1 





ecn milano - 5 ottobre 1992 


protesta contro il sindacato deve diventare la tappa 
di una lotta più generalizzata per l'abbattimento del 
governo Amato. 

Le responsabilità individuate dalle piazza è pre- 
cisa: lo sfascio di questo paese e la manovra 
economica e finanziaria ha la regia di 
Confindustria, Governo e Sindacato. 

La nostra sensibilità ed esperienza ci indica che il 
processodi autorganizzazione va' di pari passo con 
i percorsi di autovalorizzazione proletaria. Per 
questo dobbiamo saper trarre il miglior vantaggio 
politico da tutte quelle iniziative che verranno, e 
dagli spazi che si apriranno nelle prossime setti- 
mane. 

Riteniamo quindi utile lavorare e ragionare perchè 
all'interno di ogni iniziativa vi sia la maggior pre- 
senza - e il maggiore impatto possibile - delle 
forze autorganizzate dei diversi settori sociali e 
produttivi. 

La giornata del 2 ottobre deve rappresentare la 
possibilità di trasformare lo sciopero generale re- 
gionale del Lazio e lo sciopero generale del pub- 
blico impiego nell'indicazione di uno sciopero ge- 
nerale capace di mettere all'ordine del giorno la 
caduta del governo Amato. 

A questo proposito vogliamo sottolineare come 
questo governo - mentre si è limitato a sancire e a 
rendere definitivi una serie di stravolgimenti nei 
rapporti di forza interni al mondo del lavoro in atto 
ormai da un decennio, come molti compagni prima 
di me hanno sottolineato - passerà alla storia per 
aver attuato il sistematico smantellamento dello 
stato sociale e dei suo diritti, e questo va' ribadito 
con forza. 

Eventualmente, in presenza di una nostra incapa- 
cità tecnica e organizzativa, per tempo e non certo 
per volontà, di poter raggiungere fin dalla prossima 
settimana tale risultato, dobbiamo indire uno 
sciopero generale autorganizzato entro la fine di 
ottobre dopo una vasta consultazione di tutti i 
soggetti e settori sociali con reddito e senza red- 
dito, che hanno importanti responsabilità nella co- 
struzione di questa scadenza. 

Sulla consulta proposta nella discussione di oggi 
non entriamo nel merito ma sottolineamo fin da ora 
che perchè questa sia realmente interprete di un 
qualche cambiamento nei rapporti di forza attuali 
questa deve veder presenti, a pari dignità, accanto 
a situazioni "produttive", realtà sociali quali i centri 
sociali, i coordinamenti di lotta per la casa, dei di- 
soccupati e quanti lottano quotidianamente sul ter- 
ritorio per garantirsi la propria esistenza, 

Milano, 27 Settembre 1992 


2 File: ABI. 10 


GIOVEDÌ 1 1 OTTOBRE ASSEMBLEA DI 
TUTTI I LAVORATORI SUI PROBLEMI 
DEL BACINO TERMALE, CONTRO LA 
STANGATA DI AMATO PER COSTRUIRE 
PERCORSI DI AUTOORGANIZZAZIONE; 
presso la saletta di fianco alla biblioteca 
civica di abano t. dalle ore 21.30. 

In questi giorni le citta' di tutta Italia sono state 
percorse da centinaia di migliaia di lavoratori, pen- 
sinati, studenti esasperati da una politica del 
Governo e dei Sindacato che peggiora, a colpi di 
decreti ed accordi, il livello di vita di milioni di la- 
vortori e delle loro famiglie. L'esasperazione per 
questa situazione ha generato le vistose e mas- 
sicce contestazioni agli stessi sindacalisti che nelle 
piazze dove hanno potuto parlare l'hanno fatto 
dietro a scudi di plastica o dando il via libera ai 
manganelli della celere come a PD, TO, NA, nel 
tentativo di sbarazzarsi dei contestatori, restando 
comunque sommersi da ortaggi e fischi. 

E' ORMAI EVIDENTE LA COMPROMISSIONE 
DEL SINDACATO CON LE POLITICHE GOVER- 
NATIVE SEMPRE PIU' IMPOPOLARI CHE COL- 
PISCONO IL DIRITTO ALLA CASA, ALLA SA- 
LUTE, AD UN SALARIO DIGNITOSO, ALLA PEN- 
SIONE ED UNA VITA DECENTE E SINGOLAR- 
MENET O IN GRUPPO MIGLIAIA DI LAVORA- 
TORI STANNO ABBANDONANDO IL SINDA- 
CATO DEI BUROCRATI, DEI MERCANTI DI TES- 
SERE ARRIVATI A SPECULARE SULLE PEN- 
SIONI DEGLI OPERAI COME E' SUCCESSO A 
PORTO MARGHERA. 

Nella nostra zona le cose non sono certo migliori, 
sospensioni non retribuite e minacce di licenzia- 
menti mettono in discussione centinaia di posti di 
lavoro e il sindacato si limita ad affrontare caso per 
caso le situazioni di "crisi" contrattando il male 
minore e lasciando di fatto la strada aperta agli 
albergatori nel loro disegno di generale ristruttura- 
zione degli hotels termali, basata sulla riorganiz- 
zazione dei servizi con l'espulsione di una parte dei 
lavoratori dalle aziende ( parlano di un 20 % di 
esuberi) e l'aumento dei carichi di lavoro e dello 
sfruttamento per chi rimane. Sempre nella nostra 
zona tira aria di ristrutturazione alla Fidia di Abano 
e il sindacato non ha saputo andre piu' in la' di 
"consigliare" ai lavopratori riuniti in assemblea di 
fare richiesta del part/time dimezzandosi di fatto lo 
stipendio. COME SE NON BASTASSERO LA 
CANCELLAZIONE DELLA SCALA MOBILE, 
L'INFLAZIONE, GLI AUMENTI, LE TASSE E I 


2 





ecn milano - 5 ottobre 1992 


SALARI E LA CONTRATTAZIONE AZIENDALE 
BLOCCATA!! 

Di fronte a questa situazione la protesta non basta; 
E' CHIARO CHE E 1 ARRIVATO IL MOMENTO DI 
COSTRUIRE UN ALTERNATIVA AL SINDACATO 
ORGANIZZANDOCI TRA LAVORATORI A PAR- 
TIRE DAL BASSO, DAI NOSTRI INTERESSI, 
SENZA TESSERE NE DELEGHE NE OPERA- 
TORI SINDACALI IN ETERNO DISTACCO DAL 
POSTO DI LAVORO O STIPENDIATI DALLO 
STESSO SINDACATO, SEMPRE PIU' DISTANTI 
ED AVVERSI ALLE ESIGENZE DEI LAVORA- 
TORI; OGGI E' POSSIBILE FARLO E PER REA- 
LIZZARE QUESTO PERCORSO DOBBIAMO INI- 
ZIARE AD INCONTRARCI, A DISCUTERE, A 
METTERE A CONFRONTO LE NOSTRA SITUA- 
ZIONI E LE NOSTRE ESPERIENZE. 

PERCIÒ' PARTECIPIAMO TUTTI 

ALL'ASSEMBLEA GIOVEDÌ' 1 OTTOBRE AD 
ABANO DALLE ORE 21.30 NELLA SALETTA DI 
FIANCO ALLA BIBLIOTECA. 

SVILUPPIAMO PERCORSI DI AUTOORGANIZ- 
ZAZIONE - COSTRUIAMO DAL BASSO LO 
SCIOPERO GENERALE - LANCIAMO UNA 
CAMPAGNA PER LA DISDETTA DELLE TES- 
SERE SINDACALI ED USIAMO QUEI SOLDI PER 
ORGANIZZARCI SUI NOSTRI INTERESSI DI LA- 
VORATORI! 

OGNI LUNEDI' DAI MICROFONI DI RADIO 
SHERWOOD 100 104.400 MHZ DALLE ORE 18 
ALLE 19 TRASMISSIONE DEI LAVORATORI 
AUT O ORG AN I ZZATI , PUOI PARTECIPARE 
TELEFONANDO ALLO 049.8752129. 

cip via Paolotti 28.09.92 

UN GRUPPO DI LAVORATORI DEL BACINO 
TERMALE 


3 File : RM20930.ASC 


COMUNICATO PER I COMPAGNI DEL 
MOVIMENTO ANTAGONISTA E DEI 
CENTRI SOCIALI 

Oggi, 29 settembre, si e' svolto in Calabria lo 
sciopero indetto da CGIL CISL e UIL contro (?) la 
manovra del Governo. A Cosenza un corteo di 
5000 persone ha attraversato il centro cittadino 
terminando nella piazza del Comune, dove 
avrebbe dovuto tenersi il comizio dei tromboni 
sindacalisti. 


Ma la piazza ha risposto bene anche da queste 
parti, impedendo loro di parlare, con I' ormai rituale 
lancio di oggetti di ogni tipo. E 1 scoppiata una 
mega rissa quando il servizio d'ordine del sinda- 
cato ha aggredito alcuni compagni. 

! "sindacalisti d' assalto" si sono uniti alle squadre 
della celere obbedendo ad un' alleanza ormai ben 
consolidata. 

Nessuno ha riportato contusioni serie. 

In seguito i compagni sono riusciti a guadagnare il 
palco e hanno ripercorso le vie del centro, bloc- 
cando il traffico. Sono in programma una serie di 
incontro con lavoratori e studenti. 

SALUTI COMUNISTI 

Lavoratori, Studenti, Disoccupati del Centro 
Sociale autogestito "GRAMNA" di Cosenza 


4 File : RM20930B.ASC 


Roma 24/9/92 

Comunicato del COMITATO POLITICO 
ENEL 

SCIOPERO GENERALE CONTRO GOVERNO - 
PADRONI - SINDACATI 

Alla fine della settimana "rossa" 22/26-9 almeno 8 
milioni di lavoratori avranno scioperato, gridando la 
loro rabbia contro governo-padroni-sindacati. 

Non può' meravigliare che queste piazze protestino 
anche contro i Sindacati. 

"Vattene venduto" e' stato il coro di P.zza S. Croce 
rivolto al Segretario CGIL Trentin a Firenze, come 
quello di Piazza del Duomo al Segretario UIL 
Veronesi a Milano. 

Le uova, gli ortaggi, i bulloni, le bottiglie.... anche 
queste erano previste, tant'e' che le facce di culo 
sul palco si erano premuniti per tempo con scudi di 
plastica. 

E 1 il minimo segnale che il Paese si aspettava dai 
lavoratori contro coloro che li avevano venduti e 
traditi definitivamente nel palazzo del potere. 

Dall'infamia del 31 luglio alla svalutazione della lira, 
al taglio dello stato sociale per i primi 93 miliardi e' 
stata tutta rincorsa al massacro di lavoratori e 
pensionati con l'assenso dei sindacati. 

CI STANNO MASSACRANDO, BISOGNA 
REAGIRE IN FRETTA 
L'ACCORDO DEL 31 LUGLIO, I DECRETI 
ANTISOCIALI, VANNO FATTI SALTARE 


3 






ecn milano - 5 ottobre 1992 


- Il potere d'acquisto del salario e' stato ridotto del 
10% e oltre, va recuperato con aumento uguale 
per tutti pari a minimo 100.000: 

- L'orario, va portato a 35 ore settimanali per al- 
largare la base lavorativa; 

- Le pensioni vanno agganciate al salario ed il li- 
mite massimo deve restare a 60 anni: viceversa in 
una società' invecchiata, quando mai troveranno 
lavoro i giovani?! 

- La salute la paghiamo già' cara, va impedito il si- 
stema delle assicurazioni , la Costituzione garan- 
tisce il diritto alla salute aldilà' del reddito. 

SOLO UN GRANDE MOVIMENTO DI MASSA DI 
TUTTI GLI STRATI SOCIALI ATTACCATI DALLA 
MANOVRA GOVERNATIVA, PUÒ' RIPRENDERE 
IN MANO LE REDINI DEL PAESE ED 
INDIRIZZARLO VERSO UNA POLITICA 
OCCUPAZIONE, DI EQUI CONSUMI, DI 
SOLIDALE COOPERAZIONE. 

PARTECIPIAMO A TUTTE LE MANIFESTAZIONI 
DI PROTESTA CHE PREPARANO 

LO SCIOPERO GENERALE CONTRO GOVERNO 

- PADRONI - SINDACATI. 

Comitato politico Enel 


5 File : RM20930C.ASC 


Perugia 29/9/1992 

La manifestazione indetta a Perugia questa mat- 
tina da CGIL CISL e UIL in occasione dello scio- 
pero regionale di 4 ore ha visto anche la parteci- 
pazione di circa 200 compagne e compagni dietro 
gli striscioni del Coll. Rossovivo, del Centro di 
Documentazione e Comunicazione Antagonista e 
degli studenti in lotta. 

Dopo il corteo c 1 e' stato il comizio del segretario 
aggiunto della CISL Morese e la contestazione' 
cominciata subito. 

"Buffoni", "venduti", "Servi dei padroni" insieme a 
fischi, botti e fumogeni sono iniziati insieme al co- 
mizio, e quando e 1 arrivato in piazza, fin sotto il 
palco, lo spezzone di circa 800 persone tra le quali 
c'erano i compagni/e la contestazione e' cresciuta, 
alle proteste si sono uniti parte delle lavoratrici e 
dei lavoratori già' presenti in piazza, sono volati sul 
palco frutte e verdure e gli oratori, tra evidenti dif- 


ficolta', hanno affrettato I conclusione del comizio, 
coprendosi con giornali e giacche. 

Al grido "La parola ai lavoratori" abbiamo improv- 
visato un comizio ed e' stata convocata un' as- 
semblea all' Università' per una prima valutazione 
della manifestazione. 

Cosa abbastanza insolita per Perugia I' enorme 
presenza di polizia e carabinieri in assetto da 
"manifestazione". 

/ COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL 
COLLETTIVO ROSSOVIVO 


6 File : RM20930D.ASC 


LA PAROLA Al LAVORATORI ! 

Al termine di questa prima tornata di mobilitazioni 
saranno quasi un milione le persone scese in 
piazza. 

E proprio le piazze di tutta Italia hanno mostrato 
alcuni elementi in comune: 

LA FERMA OPPOSIZIONE AL GOVERNO 
AMATO E ALLA SUA MANOVRA ECONOMICA 
LA DELEGITTIMAZIONE DEI SINDACATI CON- 
FEDERALI 

LA NECESSITA' DI RIPRENDERE LA PAROLA IN 
PRIMA PERSONA, DIRETTAMENTE. 

E i primi risultati cominciano a vedersi : il governo 
continua a ritoccare, modificare, minacciare dimis- 
sioni nel tentativo di presentare la manovra in ma- 
niera meno spudorata. 

Non cambia pero 1 la sostanza: I SACRIFICI LI 
DEVE PAGARE CHI HA CONDOTTO L'ITALIA 
ALLA BANCAROTTA; i lavoratori non possono 
accettarne ulteriori, anche se a presentarli saranno 
" le facce nuove " auspicate dal PDS e sindacati. 

E proprio i sindacati avanzano l'ipotesi di una con- 
tro-proposta che pur redistribuendo i costi della 
crisi in termini economici, di fatto lascia inalterati gli 
effetti sullo stato sociale il processo di privatizza- 
zione degli Enti Pubblici, orario di lavoro cassain- 
tegrazione, ecc. 

LA PAROLA PASSA Al LAVORATORI: Tutte le 
piazze d'Italia hanno mostrato la necessita' di dif- 
fondere l'autorganizzazione, come unico strumento 
vincente per i lavoratori, e l'unificazione con gli altri 
settori sociali colpiti dalla crisi. 

LA ASS.NAZ. di DOMENICA 27 che si e' tenuta a 
ROMA con la partecipazione di molte realtà' 
Autorganizzate e Sociali protagoniste di questi 


4 






ecn milano - 5 ottobre 1992 


giorni di mobilitazioni hanno evidenziato questo 
elemento 

La costituzione di Comitati di Base, nei posti di la- 
voro e nei quartieri, sganciati dalla logica sindacale 
rappresentano oggi ia possibilità' di ricostruire un 
reale movimento di opposizione in Italia. 

IL 2 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA PER 
RIPRENDERE LA PAROLA 

GIOVEDÌ' 1 OTTOBRE ASSEMBLEA CITTADINA 
DELLE REALTA' AUTORGANIZZATE IN LOTTA 
ORE 16,30 Università' la Sapienza aula 3 di lettere 
per preparare LO SCIOPERO DEL 2 OTTOBRE. 

ORGANIZZANO : 

COBAS scuola, Comitato politico enei, COORD. 
Opedaiieri di Roma, Li.Ra. Beni Culturali, Cobas 
Turismo, Coord. citt. di Lotta per la Casa, Centri 
Sociali di Roma, Lavoratori della Provincia. 

VENERDÌ' 2 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE 
REGIONALE DI 4 ORE IN PIAZZA SI MA NON 
CON IL SINDACATO! 

Coordinamento Lavoratori autorganizzati SIP 


Kronaka 


7 File : RM21 001. ASC 


AVVISO PER I COMPAGNI E PER GLI 
UTENTI DELLA RETE 

Il polo ECN di Roma , in occasione degli scio- 
peri e delle manifestazioni indette contro la 
manovra economica del governo Amato orga- 
nizza per domani, 2 ottobre , una "diretta tele- 
matica" .Ogni 30 minuti circa saranno immessi 
in rete lanci di aggiornamento sullo svolgi- 
mento delia giornata di lotta. 

POLO ECN DI ROMA 


8 File : LANCIOI. ASC 


Corrispondenza ECN ore 9.15 da Piazza 
San Giovanni 

Fin dalle prime ore della mattina la piazza e' stata 
complietamente militarizzata dai blindati di polizia e 
carabinieri. Nessuno può' accedere alla piazza 
camminando in mezzo alla strada o procedendo 
anche in piccoli gruppi. All' ingresso della piazza la 
polizia perquisisce chiunque passi. Ci sono già' 
state due cariche contro gruppi di compagni . I 
fermati sono già' oltre 50. La situazione e' molto 
tesa e , di fatto, la polizia impedisce lo svolgimento 
della manifestazione. 

ECN roma 


9 File : LANCI02.ASC 


Corrispondenza da Piazza San 
Giovanni delle ore 9.50 

Continuano le cariche a Piazza San Giovanni che 
e' completamente circondata dalla polizia che fa 
passare soltanto gli spezzoni di corteo sindacale. 
Nuovi fermi sono stati effettuati negli ultimi minuti. I 
sindacalisti indicano alla polizia i compagni da fer- 
mare. La piazza si va comunque riempendo. Dal 
palco provengono intanto le note di De Gregori... 


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ecn mllano - 5 ottobre 1992 


10 File : LANCI03.ASC 


13 File : LANCI 07. ASC 


Terza corrispondenza ECN da Piazza 
Esquilino 

A piazza Esquilino e 1 avvenuta una carica brutale 
del servizio d' ordine sindacale e poi della celere 
sullo spezzone di corteo che inneggiava alla 
sciopero generale. Quindi tra lo sbalordimento 
generale per una tale repressione i compagni at- 
taccati si sono seduti per terra senza opporre resi- 
stenza ma le cariche non si sono bloccate . Le ca- 
riche non si sono comunque bloccate e i pestaggi 
sono continuati con un fittissimo lancio di lacrimo- 
geni. 

Il corteo e' molto povero sia numericamente (3000 
persone) che come slogans. Il servizio d 1 ordine 
sindacale , mazze alla mano, continua a massa- 
crare i compagni 

ECN ROMA 


11 File : LANCIQ4.ASC 


Quarta corrispondenza ECN da Via 
Merulana 

Dopo le cariche violentissime a Via Cavour il cor- 
teo dei compagni e' stato dirottato all' altezza di Via 
merulana verso Largo Brancaccio e li' e' stato 
completamente imbottigliato dalla polizia mentre il 
resto del corteo ha proseguito verso Piazza 
Vittorio. Ci sono stati tafferugli ma non risultano, 
per ora, nuovi fermi. 


12 File : LANCI06.ASC 


Sesta corrispondenza da via Merulana 
ORE 11.00 

Nuova violentissima carica da parte della polizia . 
Nelle strade intorno a via Merulana si e' aperta una 
vera caccia all'uomo: chiunque appare un po'" di- 
verso" .viene fermato .malmenato e portato via.l 
manifestanti denunciano la gratuita' della violenza 
della polizia spalleggiata dai sindacati. 


Settima corrispondenza da Piazza San 
Giovanni ore 11.00 

Appena il corteo dei lavoratori e 1 giunto a Piazza 
San Giovanni e ha iniziato a premere contro le 
transenne che chiudevano la piazza il servizio d' 
ordine sindacale e la polizia hanno sferrato una 
carica violentissima con un nutrito lancio di lacri- 
mogeni. Un compagno e 1 rimasto ferito alla testa. 
La piazza e' stata completamente svuotata ma la 
gente continua a premere per entrare. I sindacalisti 
continuano a parlare indifferenti ad una piazza 
vuota. 

ECN ROMA 


14 File: RM21002.ASC 


Roma 2 ottobre 1992 

ANCHE ROMA VIETATA Al SINDACATI 
DI STATO 

Sindacati e polizia non ce l'hanno fatta ad espu- 
gnare la piazza di Roma: diecimila tra mercenari 
sindacali e poliziotti non sono bastati a CGIL CISL 
e UIL per riabilitarsi davanti agli occhi disincantati 
dei lavoratori romani e del pubblico impiego. 

Piu 1 di una settimana di riunioni segrete tra vertici 
sindacali e ministero degli interni non sono serviti a 
mettere la museruola agli autorganizzati che scesi 
in piazza in 5.000, sebbene caricati ripetutamente 
sono riusciti ad impedire la pagliacciata di Larizza 
ed Ascari annessi. 

Le cariche sono iniziate subito sia alla stazione 
dove gli autorganizzati avevano preso la testa del 
corteo dell'Esedra, sia a piazza S. Giovanni ed 
ancora a via Merulana pestando e sequestrando 
decine di studenti medi, ed infine ancora piu' volte 
in tutto l'emiciclo della piazza S. Giovanni dove, un 
sindacato alla coda del suo destino, abbandonato il 
palco sotto rincalzare di una protesta dura e di 
massa, lasciava campo libero alla polizia. 

Nei cortei e a piazza S. Giovanni il coro e' stato 
assillante nell'invocare lo sciopero generale, il ri- 
fiuto dell' accordo del 31 luglio e le dimissioni del 
governo Amato liquidatore dello stato sociale. 

Una giornata importante, in stretto legame con 
tutte le altre piazze d'Italia in lotta contro padroni, 
governo e sindacati. 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


Una protesta forte, politica, di classe, che ha fatto 
fare un altro passo verso lo sciopero generale. 
Sindacati e polizia ce la stanno mettendo tutta per 
trasformare il moto sociale che sale nel paese in 
problema questurino e di ordine pubblico. 

Non ci sono riusciti oggi, nonostante le cariche, i 
pestaggi, le ferite, i ricoveri, i fermi, gli arresti. Le 
piazze che ribollono meritano e decidono il ripri- 
stino dello stato sociale e la ripresa della 
conflittualità': questa forza e' in grado di respingere 
i teoremi polizieschi e l'eventuale carta di scorta 
dello stato stragista. 

Lo sciopero generale e' pronto , lo si sta convo- 
cando con o senza l'indizione confederale. 

Il Governo Amato deve cadere per mano delle 
piazze in protesta e con esso deve naufragare 
l'intera manovra ordita ai danni del proletariato. 
Roma rimane una piazza di sinistra incontenibile 
ed irriducibile contro le pratiche conservatrici ed 
autoritarie. 

LAVORATORI AUTORGANIZZATI DI ROMA 


15 File : RM21002A.ASC 


Roma 2.10.92 

BASTA CON LA POLITICA DEI NOSTRI 
SACRIFICI! 

Bentornata la rabbia nelle piazze, nei luoghi quoti- 
diani di vita, nei posti di lavoro. Finalmente appare 
chiara la necessita' di impugnare la lotta in difesa 
delle nostre già' misere condizioni di vita. La ma- 
novra oltre a rappresentare un costo economico 
impossibile da sostenere per interi settori sociali, 
sancisce politicamente il totale asservimento della 
forza lavoro alle necessita' produttive, negando la 
possibilità' di difendere i nostri piu' elementari diritti 
in qualità' di lavoratrici e lavoratori. 

Non ce ne meravigliamo. 

Sappiamo infatti che il governo ed il padronato ita- 
liani percorrono la strada già' tracciata dall'accordo 
di Maastricht. 

Riconosciamo nei sindacati, e, in modo particolare 
nell'accordo del 31 luglio, la responsabilità' di aver 
posto essi stessi la classe lavoratrice in tali condi- 
zioni di subordinazione sociale e politica. 

In questi giorni, un dibattito politico che speriamo 
diventi sempre piu' dirompente, cerca di spiegare 
in che modo le donne siano particolarmente colpite 
dalla manovra economica. 

In qualsiasi momento di particolare congiuntura 
storicoeconomìca le donne rappresentano da 


sempre una massa di forza lavoro chiamata ad 
assolvere ingenti incombenze produttive o, come in 
questo caso, forzatamente estromessa dal mercato 
del lavoro. Per noi questo significa da una parte 
l'ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro 
retribuito, laddove continua ad esistere ( ci rife- 
riamo ad esempio a casi di prepensionamento e 
cassaintegrazioni forzate, richieste esplicite di ri- 
nuncia alla maternità' oppure nel migliore dei casi, 
non riconoscimento del periodo di maternità' ai fini 
pensionistici etc.) dall'altra un'ulteriore appesanti- 
mento del lavoro casalingo non retribuito in seguito 
ai tagli ai servizi sociali (per fare un solo esempio, 
saranno le donne ad occupare il vuoto lasciato da 
un'assistenza sanitaria ulteriormente ridotta ). 

Inoltre l'assistenza pensionistica che sappiamo 
particolarmente colpita dalla manovra economica 
vede nuovamente aggravarsi le nostre condizioni 
di vita dal momento che l'80% delle pensioni fem- 
minili sono minime. 

Per queste ragioni ci sentiamo interne ad ogni 
eventuale dibattito che, su questi temi, si svilup- 
perà' aH'interno del movimento delle donne. 
Oppresse dalla cultura patriarcale, sfruttate dal si- 
stema capitalistico, saremo presenti in piazza per 
gridare il nostro no. 

COLLETTIVI FEMMINISTI DI ROMA 


16 File : LANCI08.ASC 


Roma 2.10.1992 

Corrispondenza ECN-ROMA da corteo 
delle rappresentanze di base ore 17.00 

Il corteo formato da circa 25.000 persone (anche 
se gli organizzatori parlano di 50.000 presenze) si 
approssima a Piazza SS. Apostoli mentre la coda 
e' ancora ferma a Piazza Esedra. 

Il clima e' completamente diverso da quello della 
mattinata per quanto riguarda la presenza della 
polizia, molto meno numerosa. 

Gli slogan provenienti dal corteo sono comunque 
molto duri e la convocazione di uno sciopero ge- 
nerale viene chiesta a gran voce. 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


17 File : LANCIOIO.ASC 


19 File : T2800001 .TXT 


0RE18.00: Corrispondenza ECN dal 
corteo del pomeriggio 

La manifestazione volge al termine mentre il comi- 
zio e' ancora in corso. Molti gli slogans contro il 
sindacato e per la convocazione dello sciopero 
generale. Anche se la militarizzazione e' molto in- 
feriore rispetto alla mattina diversi compagni sono 
stati comunque identificati mentre si avvicinavano 
alla piazza.Non si segnalano incidenti. 


18 File : LANCI09.ASC 


Roma 2.10.1992 

Ore 19.00: corrispondenza ECN in me- 
rito agli scontri della mattina 

A tutt'ora non si hanno notizie ufficiali circa i fermi 
e/o gli arresti operati dalle forze dell'ordine durante 
gli scontri che si sono verifacati nella mattinata 
durante il corteo sindacale. 

Sono stati rilasciati gran parte dei compagni, alcuni 
dei quali sono stati denunciati a piede libero, ad 
altri e' stato rilasciato ( prevalentemente ai nume- 
rosi minorenni fermati) un semplice verbale di ac- 
compagnamento. 

In realta' dato l'alto numero di fermati, tra cui nu- 
merosissimi minorenni, non e' ancora chiaro se ci 
sia qualche fermo tramutato in arresto. 

Va inoltre ricordato che molti manifestanti sono 
stati costretti a farsi medicare data la inaudita vio- 
lenza usata dalle forze dell'ordine e dal servizio 
d'ordine sindacale nelle ripetute cariche succedu- 
tesi nella mattinata. Qualcuno e' ancora ricoverato 
in ospedale. 

Finora si parla di tre fermi tramutati in arresto ma 
non si conoscono neppure le possibili accuse for- 
mulate nei confronti di questi presunti arrestati. 

ultim'ora ore 20.00 

L' Ansa non ha ancora a disposizione i nomi dei 7 
arrestati di cui ha parlato il Tg3 nel telegiornale 
della sera. 

Non si capisce quale sia il motivo che induce a 
tanta segretezza... 


Comunicato D'agenzia 

IL SINDACATO SCONFITTO ANCHE A 
ROMA: 

PER CONTROLLARE LA PIAZZA HA BISOGNO 
DI SERVIZI D'ORDINE ARMATI E FORZE 
DELL'ORDINE IN ASSETTO DI GUERRA. 
INEVITABILI GLI INCIDENTI. 

La situazione era tesa già da giorni e così gli ope- 
rai del Lazio e i lavoratori del pubblico impiego 
giunti un po' da tutta Italia, si sono trovati una 
Roma completamente militarizzata con filtri operati 
da polizia e carabinieri. Questi filtri, realizzati prima 
dell'inizio del corteo, soprattutto nei pressi dei due 
concentramenti, Piazza Esedra e Circo Massimo, 
hanno comportato il fermo di una cinquantina di 
persone che sono state arbitrariamente condotte in 
questura col pretesto di accertamenti. 

I primi incidenti in Via Cavour, quando il sevizio 
d'ordine del sindacato tenta di impedire 
l'inserimento nel corteo da parte di uno spezzone 
di lavoratori dei Cobas delle fabbriche e della 
scuola, che portavano uno striscione con su scritto 
"Devono parlare solo i lavoratori". 

Secondo l'agenzia telematica ECN "A piazza 
Esquilino è avvenuta una carica brutale del servizio 
d'ordine sindacale prima e della celere poi, contro 
lo spezzone di corteo che inneggiava allo sciopero 
generale. Quindi, tra lo sbalordimento generale per 
una tale repressione, i lavoratori si sono seduti a 
terra senza opporre resistenza. 

Ciononostante le cariche non si sono bloccate e 
sia il lancio di lacrimogeni che le manganellate 
sono continuate a piovere sui lavoratori a terra". 
Un'altra carica alle 1 1 in Via Merulana. Secondo 
alcune testimonianze le cariche si susseguono con 
una violenza gratuita. Si apre una vera e propria 
caccia aM'uomo in cui chiunque appaia un po' di- 
verso viene malmenato e portato via. 

Intanto in Piazza S. Giovanni un gruppo di lavora- 
tori riusciva a dissuadere i filtri del servizio d'ordine 
di CGIL CISL e UIL che impedivano l'entrata in 
piazza a tutti gli striscioni che dissentivano dal 
siundacato. Questi lavoratori tentavano quindi di 
contestare il segretario nazionale della UIL Pietro 
Larizza, ma l’imponente servizio d'ordine , ( si parla 
in tutto di 8000 funzionari armati di mazze e caschi 
di cui buona parte erano in piazza) glielo impediva. 
Dopo una prima carica violenta i cordoni del servi- 
zio d'ordine si aprivano per lasciar spazio alla poli- 
zia ed ai carabinieri che hanno sparato gas lacri- 
mogeni in una piazza ormai stracolma e manga- 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


nellato con violenza inaudita tutti i lavoratori che si 
trovavano al di là dello schieramento sindacale. 
Ciononostante, Larizza ha continuato il suo comi- 
zio quasi fosse un rituale necessario. 

Così, a conclusione dei fatti di questa tragica 
giornata, si iniziano a fare i primi bilanci; si parla di 
60 feriti, un numero imprecisato di contusi e più di 
1 00 fermati. 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 
- MILANO 

PRESSO INFO-SHOP VIA DEI TRANSITI 28 
MILANO 

N TEL. E FAX 26 14 12 18 


20 File : T2800002.TXT 


Comunicato D'Agenzia 

SINDACATO SCONFITTO ANCHE A 
ROMA: COMUNICATO N 2 

Che a Roma dovesse accadere qualcosa era già 
nell'aria da alcuni giorni e diversi elementi lascia- 
vano ipotizzare che la giornata si sarebbe conclusa 
con duri scontri. 

Gli appelli intimidatori della questura di Roma che 
"invitava" i lavoratori a manifestare tranquilla 
mente, gli incontri tra sindacalisti e funzionari del 
Ministero dell'Interno, minacce più o meno esplicite 
da parte di sindacalisti e forze dell'ordine nei con- 
fronti dei settori autorganizzati. 

Un fatto grave è avvenuto Giovedì 1 Ottobre; se- 
condo quanto denunciato da Radio Onda Rossa , 
un'emittente radiofonica libera di Roma, Vincenzo 
M., esponente del Collettivo Politico ENEL di 
Roma, è stato sequestrato dal suo posto di lavoro 
da alcuni agenti della DIGOS che, condottolo in 
questura, gli hanno rivolto le seguenti parole: "Se 
Venerdì fate un passo falso, vi massacriamo!". 

AGENZIA DI COMUNICAZIONE ANTAGONISTA 
- MILANO 

PRESO INFOSHOP T28, VIA DEI TRANSITI 28 
MILANO 

N TEL E FAX 02\ 26141218 


21 File: RM21002B. ASC 


Roma, 2.10.92 

Il sindacato e' di stato! 

La giornata dello sciopero generale regionale (e 
nazionale del pubblico impiego) indetta dalla tri- 
plice sindacale ha dimostrato nel modo piu' evi- 
dente la totale incorporazione dei sindacati con- 
federali alla strategia governativa che, in nome 
degli interessi "nazionali", colpisce duramente le 
condizioni di vita delle classi subalterne. Evidente 
e' apparsa non solo la clamorosa contraddizione di 
sindacati che prima (31 Luglio) siglano un accordo 
infame alla chiusura delle fabbriche per ferie, poi 
decidono, pressati dalla incontenibile rabbia dei 
lavoratori, scioperi regionali contro quello stesso 
governo che "non rispetta i patti" (cioè' svaluta la 
lira) ma non ne chiede le dimissioni. Evidente e' 
anche apparsa la scelta di totale contrapposizione 
verso i lavoratori che protestano contro la 
"strategia" sindacale, attraverso una gestione della 
piazza decisa in pieno accordo con polizia e cara- 
binieri già' da giorni. Una piazza totalmente milita- 
rizzata, circondata completamente dalle "forze 
dell'ordine" e presidiata da centinaia e centinaia di 
"militanti" pagati, disposti a 200-300 metri 
daH'immenso palco sindacale, fortino da proteg- 
gere dai temuti lanci di uova e pomodori. Un palco 
lontanissimo, fisicamente ma anche moralmente e 
politicamente dai lavoratori. Questo e' oggi il sin- 
dacato: un'organismo burocratico che si garantisce 
il diritto di fare l'imbonitore solo al riparo dei man- 
ganelli e dei lacrimogeni. 

Le cariche, violente e ingiustificate, sono comin- 
ciate - con l'attiva collaborazione dei sindacalisti - 
fin dalie ore 9.00, a p. Esedra, dove si erano dati 
appuntamento i lavoratori autorganizzati, giovani e 
studenti: nessuna critica al sindacato doveva es- 
sere permessa. Sono continuate durante tutto il 
corteo, mentre a p. S. Giovanni altre centinaia di 
lavoratori fischiavano gli interventi dei funzionari 
sindacali, fronteggiati dal servizio d'ordine sinda- 
cale, che lasciava dopo spazio ai poliziotti schierati 
dietro di loro, i quali partivano in varie cariche per 
disperdere chi contestava, lasciandosi andare a 
selvaggi pestaggi anche contro chi cadeva per 
terra e anche in 20-30 contro uno. 

I forse 100.000 manifestanti non sono mai riusciti a 
entrare tutti a p. S. Giovanni, grazie alla militarizza- 
zione voluta dal sindacato: ma l'invocato 

"isolamento dei 200 provocatori" non c'e' stato, 
perche' i lavoratori non credono piu' alla favola del 
sindacato che lotta: a picchiare i contestatori erano 
solo guardie e "militanti" pagati, e i fischi erano 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


solo per gli oratori rintanati sul lontanissimo palco. 
L'immagine che CGILCISL-UIL hanno oggi dato di 
se' non e' stata affatto di forza, ma di squallore e 
totale distacco dalle reali esigenze dei lavoratori. 

La giornata di protesta e' proseguita nel pomerig- 
gio con un grosso corteo di lavoratori - circa 
20.000 - che hanno risposto all'appello dei comitati 
unitari di base per uno sciopero generale autorga- 
nizzato. Nessun incidente ne' durante ne' alla fine 
della manifestazione, conclusasi con un'assemblea 
in p.SS. Apostoli in cui numerosi lavoratori hanno 
preso la parola, proponendo altre mobilitazioni per 
far crescere l'opposizione a governo, padronato e 
sindacati confederali. 

ECN ROMA 


REPRESSIONE 


22 File : TO20929A.TXT 


Torino, 29-9-92 

A quattro giorni dalla contestazione del comizio 
sindacale del 25-9-92, continuano i fermi e le 
denunce ai compagni identificati, presumibil- 
mente, tramite fotografie. 

Questa sera, al termine di un breve corteo cittadino 
indetto dalla C.U.B. contro la manovra fiscale del 
governo, quattro compagni sono stati fermati dalla 
DIGOS e identificati. 

Uno di loro è stato portato in questura, dove gli è 
stata notificata una denuncia per resistenza a 
pubblico ufficiale, violenza e porto d'arma impro- 
pria (artt. 337, 339 C.P. e art. 4 L. 1 1 0\75) relati- 
vamente alla manifestazione del 25-9. 

Sale così a due il numero delle denunce effettiva- 
mente notificate (un compagno era stato portato 
via durante la manifestazione, malmenato e poi 
denudato per gli stessi articoli), a cui vanno ag- 
giunte altre tre denunce di cui hanno parlato i 
gornali, ma delle quali non si sa ancora chi sarà il 
fortunato destinatario. 

I compagni intanto hanno preparato un esposto 
alla procura della repubblica contro due agenti 
della polizia che sono stati visti danneggiare 
l'impianto di amplificazione montato sul camioncino 
per il concerto ed il controcomizio che si doveva 
tenere in piazza san Carlo venerdì scorso dopo la 
fuga dal palco del sindacato. 

ECN TORINO 


23 File ; RM20930A.ASC 


Roma 29/9/92 

COMUNICATO DEI COMPAGNI DEL 
QUADRARO 

All'alba del giorno 29 settembre, alcuni compagni 
che frequentano il comitato di lotta al Quadraro 
venivano fatti oggetto di nuove provocazioni da 
parte della Digos che perquisiva le loro abitazioni 
col solito ignobile pretesto della ricerca di armi, 
munizioni e materiale esplosivo. Questa farsa se- 
gue ad un'altra perquisizione effettuata presso la 
sede del comitato di lotta martedi' scorso, dopo 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


una serie di appostamenti, fotografie e pedina- 
menti ai compagni. 

Noi non sappiamo se tutto ciò 1 fa parte di un dise- 
gno programmato che mira a stroncare la nascita 
di nuove realtà' di opposizione a questo regime 
all'interno dei quartieri popolari, dove la gente su- 
bisce direttamente le angherie ed i soprusi di que- 
sto stato sempre più' militare, sempre più' arro- 
gante. 

Ma non saranno certo questi sistemi progressivi a 
fermare lo sviluppo di una opposizione antagonista 
degli sfruttati nelle scuole, nei quartieri, nelle fab- 
briche. 

/ COMPAGNI DEL QU ADR ARO 


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File: MI ART 1 .TXT 




TORNA L'ARTICOLO 1 PER I 
COMUNISTI 


Mentre un'associazione a delinquere chiamata 
Governo Amato continua a legiferare sulle tasche 
e la pelle di milioni di proletari, mentre i sindacati 
CGIL CISL e UIL raccolgono nelle piazze la giusta 
rabbia dei lavoratori e delle realta' sociali; la que- 
stura di Milano gioca la carta dell'intimidazione 
mafiosa, minacciando l'applicazione dell'art. 1 
T.U.L.P.S. (delinquente abituale) contro alcuni mi- 
litanti comunisti per il loro impegno nelle lotte so- 
ciali. 

L'occupazione delle case, i presidi antifascisti, la 
difesa dei centri sociali, per questo Stato sono reati 
e i soggetti motori della trasformazione sociale 
vengono colpiti come ai tempi di Sceiba. 

Si tenta di far tacere l'opposizione mentre i lavora- 
tori sgretolano l'alleanza governo-padroni-sinda- 
cati. 

Si cerca di spezzare sul nascere la solidarietà' tra 
operai, lavoratori salariati, disoccupati e studenti 
che gli scioperi di queste settimane stanno co- 
struendo. 

CONTRO LA MANOVRA REPRESSIVA DEL 
GOVERNO AMATO 

CONTRO LE INTIMIDAZIONI POLIZIESCHE 
SVILUPPIAMO L'AUTORGANIZZAZIONE DEI 
LAVORATORI 
E L'AUTODIFESA SOCIALE 

Milano, 3 ottobre 1992 

Centro Sociale Leoncavallo 


PALESTINA 




25 

File : PALVIDEO.TXT 


Montebelluna, 29 settembre 92 

Registrazioni video dal campo intema- 
zionale in Palestina - agosto 92 

Cari compagni e compagne, e' disponibile un 
"riassunto" in VHS delle riprese video effettuate dai 
compagni di Montebelluna durante il campo in 
Palestina. In attesa che venga costruito un video 
vero e proprio, proponiamo queste registrazioni per 
documentazione in eventuali iniziative, o altro uso 
che vogliate farne. 

La cassetta contiene: 

- riprese generali durante le scorazzate in taxi, ol- 
tre alle realta 1 piu' o meno "istituzionali" visitate 
(asili, scuole, università', cliniche) 

- occupazione di una casa a Gerusalemme da 
parte dei coloni 

- la fantastica "2giorni" a Dehisheh Camp 

- riprese da Gaza (panoramiche, all'interno dei 
quartieri, nelle case dei martiri) 

- piccoli sprazzi della conferenza stampa 

- riassunto del corso delle maestre a Gaza 

- 30' dello spettacolo di danze e musiche di 
Ramallah 

Per averla telefonate allo 0423 / 601831 di radio 

coop 

saluti 


26 File : RAMALLAH.TXT 


INTERVISTA ALL'UNICO CENTRO PER 
DIRITTI UMANI RICONOSCIUTO A 
RAMALLAH NELLA WEST BANK 

Ci sono delle regole per i soldati israeliani per 
aprire il fuoco sulla gente, per esempio nel caso di 
una manifestazione illegale la prima cosa che de- 
vono fare con un autoparlante e' intimare alla ma- 
nifestazione di sciogliersi. 

Se la manifestazione non si scioglie i soldati pos- 
sono iniziare a sparare all gente sulle gambe. 
Dovrebbero evitare in ogni caso di colpire donne e 
bambini, di sparare tranne che non ci sia un caso 


11 







ecn milano - 5 ottobre 1992 


di pericolo mortale per i soldati non si trovano in 
pericolo di vita. 

Parecchie volte questi regolamenti sono stati 
cambiati ed emendamenti. Nel 1988 i soldati sono 
stati autorizzati a sparare proiettili di gomma anche 
quando non c'era un attacco mortale alla persona 
come ad esempio di fronte a barricate o se qual- 
cuno stava scappando dalle manifestazioni o se 
bruciava copertoni. Nel 1989 sono cambiate an- 
coraq queste regole. Adesso i soldati possono 
sparare semplicemente perche' vedono qualcuno 
sospetto o che scappa, fra l'altro ci sono delle 
"unita 1 speciali" dell'esercito che possono sparare 
ai palestiinesi che vedono in giro mascherati o 
perche' stanno correndo. Anche i coloni dovreb- 
bero mantenere le stesse regole ma in realta' non 
le rispettano. Le munizioni usate sono di vario tipo: 
Prima i soldati usavano per lo piu' proiettili di 
gomma, adesso ne usano di "simili" ma con 
all'interno un'anima di ferro di 10 grammi che non 
e' mortale solo dopo i 25 metri di distanza, prima 
lede pesantemente, porta via anche un'occhio. C'e' 
un altro proiettile che usano: e' rotondo e l'anima di 
ferro pesa 20 grammi. 

Noi non abbiamo prove evidenti che alcuni pale- 
stinesi siano stati ammazzati con questi proiettili 
rotondi pero' abbiamo prove che siano stati sparati 
a gruppi di 25 per volta da una specie di mitraglia- 
trice che ha 6 bocche e che se sono sparati da una 
distanza inferiore di 25 metri penetrano nella carne 
e ammazzano. Ci sono altri proiettili di plastica che 
in realta' sono composti per il 75% da zinco e il 
15% di vetro e il 10% di materiale misto; Israele lo 
definisce un proiettile non mortale e, secondo loro, 
non dovrebbero uccidere, ma le loro stesse stati- 
stiche dicono che da Marzo '90, da quando hanno 
introdotto questi poriettili sono stati uccisi 128 pa- 
lestinesi. 

Sono proiettili ad alta velocita' arrivano anche da 
70 metri e quando entrano nel corpo esplodono e 
tutte le scheggie vanno in giro perche' vengono 
sparati quando i palestinesi stanno correndo, per 
questo fatto non e' possibile che stabiliscono la di- 
stanza dai 70 metri, senz aquesta valutazione che 
dovrebbero fare i soldati israeliani i proiettili pos- 
sono entrare dentro le vene ed esplodere. 
Essendo molo leggeri, questi proiettili anche se 
non prendono il bersaglio restano pallottole va- 
ganti, quindi può' succedere che qualche bambino 
che sta a casa viene ucciso da una di queste pal- 
iamole senza nessuna colpa. 

E' importante sottolineare il nome di queste pallot- 
tole perche' Israele le chiama di gomma e 
l'opinione pubblica, anche all'estero pensa che 
ISraele usa proiettili non mortali, mentre almeno il 
50% e' di ferro. 


Noi facciamo questo lavoro di denuncia. 

Per quanto riguarda le UNITA' DELL'ESRCITO: 

ci sono delle squadre mascherate vestite da arabi 
o civili che vanno nei villaggi e ammazzano i mili- 
tanti dell'intifada (raramente li arrestano). Questi 
“civili" sono una parte dell'esrcito vera e propria. 
Abbiamo le prove che Israele ha due liste di ricer- 
cati: una e' di militanti da arrestare e l'altra di mili- 
tanti da uccidere. Spesso sono capitati casi di mi- 
litanti ricercati che, sapendo di esserlo e quindi di 
rischiare la propria vita, andavano a costituirsi 
spontaneamente accompagnati dal loro avvocato e 
non venivano arrestati, poi 2 o 3 giorni dopo veni- 
vano uccìsi nella loro casa da "unita' mascherate" 
dell'esercito. Questo perche' Israele ha la volontà' 
precisa di elimanre determinate persone e non ar- 
restarle e questa noi la chiamiamo esecuzione ex- 
tragiudiziaria, cioè' l'uccisione di una persona 
senza che ci sia stato un processo, una sentenza, 
un avvocato. 

Parliamo della TORTURA che e' in uso dal 1967 
e va avanti. Loro torturano i prigionieri perche' 
questi confessino e questa confessione e' tolta con 
la tortura ed e' fatta in modo che sia valida per il 
tribunale come capo d'accusa. La tortura sarrebbe 
dalle Convenzioni Internazionali pero' ci sono piu' 
di 100 nazioni del mondo che la usano e una di 
queste e' Israele. 

La maggior parte di questi paesi non ammette che 
ci sia la tortura, per Israele e' praticamente legale. 
Nel 1986 c'e' stata una legge che dichiarava che 
l'esercito israeliano poteva usare una moderata 
pressione psicologica e fisica. Questa pressione 
violenta ha portato all'uccisione di almeno 27 pa- 
lestinesi. L'ultimo e’ morto alla fine di agosto '92. 

Noi parliamo con gli ex detenuti e 474 di loro, cioè' 
praticamente tutti quelli che abbiamo contattato, ci 
hanno detto di aver subito torture. Il 98,7% e' stato 
picchiato, l'8,7% e' stato incapucciato e costretto a 
mettersi in alcune posizioni, il 45% e' stato siolato, 
il 34,2% non aveva diritto di dormire, il 24,8% e' 
stato costretto in celle impossibili: troppo piccole. 

Per quanto riguarda la DEPORTAZIONE: 

e' iniziata nel 1967 e va avanti. Nel '92 sono 12 i 
palestinesi che hanno un ordine di deportazione 
firmato ( come ad esempio gli esuli dopo i fatti di 
Nablus ). Dal '67 ad oggi i deportati sono 1200 
circa i giornalisti, avvocati e militanti. Voi sapete 
che la deportazione e' proibita dalle Convenzioni 
Internazionali, nessuna paese tranne l'Unione 
Sovietica, che io sappia, ha fatto uso delle depor- 
tazioni. Questa gente e' stata espulsa perche' non 
si poteva fare un processo per reato non essen- 


12 




ecn mi la no - 5 ottobre 1992 


doci nessuna accusa specifica su cui punutare: 
erano dirigenti politici. 

Questa e' una parte di quello che fa Israele per 
dominare. 

Parliamo ora del COPRIFUOCO: 

da dicembre '89 gli israeliani hanno imposto 1600 
coprifuochi. Circa 1 .000.000 di palestinesi tra citta' 
villaggi e campi lihanno dovuti subire. 

Nell'ultimo anno sono stati imposte ben 45 setti- 
mane su 52 di coprifuoco tra Gaza e Cisgiordania 
e hanno riguardato ben 2.000.000 di pesone. 

Adesso vi parlo di un'altra violazione dei diritti col- 
lettivi, cioè' della RIUNIFICAZIONE DELLE 
FAMIGLIE. 

Durante la guerra del '67 una grossa parte delle 
famiglie era divisa; molti palestinesi erano fuori 
dalla West BAnk e da Gaza, si trattava di 350.000 
persone, si stiamo qui rifeerendo alle famiglie nu- 
cleari e non a quelle definite secondo relazioni di 
parentela. Questa gente ha fatto richiesta di ricon- 
giungersi con il nucleo familiare, ma nella prat ica 
pochissimi sono riusciti a riunificarsi. Durante il pe- 
riodo in cui Rubin era ministro della difesa, se- 
condo le statistiche israeliane 85.000 hanno chie- 
sto la riunificazione. Sempre secondo le stesse 
statistiche risulta che nel '79 ancora 55.000 fami- 
glie non erano riuscite nel loro intento. 

A proposito della DISTRUZIONE DELLE CASE. 

Ci sono tre motivi per cui distruggono le case: uno 
e' per la mancanza della licenza, l'Iatro e' per motivi 
di sicurezza e l'altro e' perche' gli israeliani vo- 
gliono costruire altre case. 

Se una pattuglia va in giro per le case e da una 
casa gli arrivano sassi o una molotov, il capo pat- 
tuglia può' decidere che fare di quelle case: se di- 
struggerle requisirle o sequestarle, per motivi di 
sicurezza Israele ha distrutto dal 1967 ad oggi 
1662 case. Adesso la situazione e' peggiorata 
perche' loro possono distruggere le case anche aa 
chi tira un sasso o fa parte dei un comitato popo- 
lare, piuttosto di chi e' semplicemente sospettato di 
essere amico o collaboratore di militanti 
dell'lntifada. 

Parliamo della DEMOLIZIONE DELLE NUOVE 
COSTRUZIONI. 

Tutte le citta' della Cisgiordania e della striscia di 
Gaza hanno un piano regolatore che risale ai tempi 
degli inglesi e quindi a 50 anni fa. Cosi' se ti sei 
coastruito una casa al di fuori di questo piano re- 
golatore le autorità' israeliane possono dirti la tua 
casa e' illegale e quindi te la distruggono, la stessa 
cosa e' successo per chi ha costruito la casa an- 


che dentro questo piano regolatore senza avere la 
licenza. Non abbiamo potuto fare un lavoro di ri- 
cerca su questo piano regolatore perche' le auto- 
rità' israeliane non ci riconoscono e quindi non 
avremmo avuto accesso agli archivi, allora sono 
venuti qui dei ricercatori scozzesi che hanno fatto 
questo lavoro per noi. Secondo questi ricercatori 
350 licenze all'anno sono stae date ai palestinesi, 
invece per i coloni che sono il 12% della popola- 
zione totale sono state date 6 volte il numero delle 
licenze che sono stae date ai palestinesi, per que- 
sto motivo del piano regolatore gli isareliani in 4 
anni dall'86 all'89 hanno distrutto 1400 abitazioni. 
Per dare una idea di cosa sono 1400 case basta 
pensare a Gerico che e' la decima citta' della West 
Bank che ha lo stesso numero di case. Quando 
usano la dinnamite per ditruggere una casa pale- 
stinese danneggiano tutte le case vicine che su- 
biscono la demolizione anche queste. Abbiamo 
chiesto al governatore civile perche' distruggono 
cosi' le nostre case e loro hanno risposto che lo 
fanno per deterrenza. 

Nello stesso modo c'e' una pressione forte nei mi- 
litanti perche' distruggendo le loro case e quelle dei 
loro familiari lo isolano agli occhi degli altri e li 
spingono a costituirsi. Noi sappiamo che gli israe- 
liani hanno un'alta tecnologia militare, noi sap- 
piamo che spesso distruggono un'altra casa invece 
che quella che avevano in mente e ci sono due 
motivi o sono idioti o lo fanno per mettere il panico 
tra la gente. A causa di tutte queste demolizioni il 
numero delle case palestinesi scende sempre di 
piu' e questo lo fanno perche' vogliono spingere i 
palestinesi ad andare in altri paesi ed effettiva- 
mente a volte ci riescono. 

Per quanto riguarda la CONFISCA DELLE 
TERRE: 

il 60% delle terre occupate e' stato confiscato da 
Israele. Ci sono molte ragioni per le quali dicono di 
fare gli espropri, sicurezza pubblica, ordine pub- 
blico. In realta' lo fanno per costruire insediamenti 
per controllare la terra. Dalle Convezioni 
Internazionale sarebbe vietato sequestrare pro- 
prietà' private. Inclusa Gerusalemme nel 1990 ci 
sono 252.000 insediamenti nella West Bank c'e' il 
95% di questi insediamenti. 

Gli insediamenti, per Rubin sono divisi in insedia- 
menti politici e di sicurezza, in realta' qualunque 
insediamento può' essere definito da loro di sicu- 
rezza ma non e' varo. La ragione vera per cui 
vanno avanti gli insediamenti e' politica, e' il con- 
trollo della gente, il controllo della terra, il controllo 
dell'economia. IL 45% del fabbisogno di acqua per 
Israele viene dalla West Bank. IL 40% dell'acqua 
potatibile viene dalle terre occupate dagli Israeliani 


13 



ecn milano - 5 ottobre 1992 


del Golan. Prima della guerra del Golfo c'erano 
200.000 palestinesi che lavoravano dentro Israele, 
adesso ci sono 60.000 dentro la linea verde. 
Questi palestinesi facevano i lavori peggiori ad 
esempio dentro le industrie delle acciaierie con 
delle paghe bassissime rispetto a quelle degli 
israeliani fino al 40% in meno. 

Noi abbiamo seguito e documentato 1 5 processi e 
per una famiglia palestinesi questi sono molto pe- 
santi perche' riguarda la divisione delle famiglie. 

D- Per quale ragione dentro la conferenza di pace 
non sono stati inclusi i prigionieri politici? 

R- Non e' una conferenza ma una farsa. Finche' 
c'era l'Unione Sovietica, in Palestina venivano ri- 
conosciuti i prigionieri politici, da quando non c'e' 
piu' l'URSS non vengono neanche riconosciuti i 
prigionieri come politici 


CONTRIBUTI 




27 

File ; HARD.ZIP 


MICHAEL HARDT 

LOS ANGELES NOVOS 


La domanda piu' importante che nasce dai quartieri 
di Los Angeles bruciati riguarda ciò' che 
quest'insurrezione può' far presagire per le altre 
metropoli razzialmente diversificate negli Stati 
Uniti, in Europa e ovunque nel mondo. Los 
Angeles e' la prima citta' post-moderna, la citta' 
dell'avvenire o e' piuttosto un'anomalia, 
un'aberrazione nella linea di sviluppo capitalistica? 
Negli avvenimenti di Los Angeles sono rintracciabili 
nuove figure soggettive di lotta, capaci di emer- 
gere, a livello globale, come un contropotere effi- 
cace, o si tratta piuttosto dei residui incoerenti di 
vecchie forme di contestazione sociale? 

Le difficolta' di interpretazione poste dagli avveni- 
menti recenti sono certamente esacerbate dalle 
difficolta' d'interpretazione della citta' stessa. 
"L'importanza storica definitiva di Los Angeles e la 
sua eccentricità', scrive Mike Davis, ha a che ve- 
dere col fatto che essa gioca un doppio ruolo di 
utopia e di disutopia per il capitalismo avanzato". 
( 1 ) 

E' una citta' di simulacri e sembra essere partico- 
larmente inconsapevole delle contraddizioni che 
esistono tra le rappresentazioni che essa da' di se 
stessa e la sua costituzione materiale -l'esempio 
piu' possente, forse, di quello che Debord chiama 
lo spettacolo integrato, al tempo stesso concen- 
trato e diffuso. Gli avvenimenti di maggio di Los 
Angeles erano senza dubbio un segnale d'allarme, 
la suoneria di una sveglia, ma da quale sogno e su 
quale realta'? Tentiamo di approssimare piu' da vi- 
cino uno sguardo alla realta' di questi simulacri, per 
capire come i sistemi di controllo e le figure di lotta 
di Los Angeles possano aprire delle strade al no- 
stro avvenire. 


Il multiculturalismo, ovvero l'arcobaleno in 
guerra 

L'immagine che la citta' di Los Angeles ha cosi' at- 
tivamente dato di se stessa, negli ultimi anni e' 
quella del "multiculturalismo". Secondo questa im- 
magine la produzione sociale della citta' e' basata 
su una forza lavoro multiculturale, che non si e' piu' 
organizzata a partire dallo scontro Bianco-Nero o 
Bianco-Latino, ma attraverso continui scambi in 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


seno a un'armonia multirazziale che si e' diffusa 
liberamente e nella quale sono stati spostati tutti i 
conflitti razziali -una pubblicità' Benetton che si 
mette al lavoro. 

La produzione sociale proviene dalla cooperazione 
razziale nel lavoro. E 1 un dato certo che la compo- 
sizione razziale ed etnica di Los Angeles si 
diversifica sempre di piu': la popolazione bianca e' 
diventata minoritaria e quella nera e' anch'essa di- 
minuita (a meno del 10%), mentre la popolazione 
latina (soprattutto di origine messicana o centroa- 
mericana) e' aumentata oltre il 30%, e la popola- 
zione di origine asiatica (Corea, Cina, Taiwan 
ecc..) ha rapidamente oltrepassato il 10%. Solo la 
meta' degli abitanti di Los Angeles parlano l'inglese 
a casa. Nella prospettiva di una cooperazione raz- 
ziale ed etnica armoniosa, Los Angeles possiede 
un'enorme ricchezza culturale e una capacita' im- 
pressionante di produzione sociale. Lo spettacolo 
della produzione multiculturale consiste in una fio- 
rente società' civile razziale, e cioè' un libero mer- 
cato di forze razziali in rapporto dialettico. Nel 
quadro della cooperazione produttiva, la razza 
apre cosi' una breccia tra il culturale e l'economico, 
Ecco che cos'e' Los Angeles: il colmo dello svi- 
luppo economico americano che ha sempre mar- 
ciato grazie allo sfruttamento della differenza e 
della cooperazione razziale. 

Eppure la cooperazione razziale armoniosa non e' 
in generale la condizione reale della produzione 
sociale a Los Angeles. La fabbrica sociale urbana 
e' forse concepita in maniera piu' adeguata se la si 
pensa secondo il modello delle fabbriche che esi- 
stevano sulla costa est all'inizio del secolo, e che 
assumevano operai di origine etnica diversa con lo 
scopo di impedire la loro organizzazione. All'epoca 
gli immigrati provenienti da paesi europei come 
l'Italia, l'irianda, la Germania, la Cecoslovacchia 
lavoravano insieme nelle fabbriche, ma in realta' 
restavano divisi da barriere linguistiche e culturali. 
La divisione razziale era impiegata come mezzo di 
controllo, e di conseguenza la cooperazione pro- 
duttiva in fabbrica non poteva passare che attra- 
verso l'organizzazione capitalistica. Alio stesso 
modo, nella produzione sociale di Los Angeles c'e' 
molto poco di quella interazione e di quella coo- 
perazione razziale che l'immagine multiculturale 
pretenderebbe dare, ma al contrario esiste sepa- 
razione e segregazione razziale. Se si può' dire 
che esiste una società' civile razziale vera e pro- 
pria, allora si tratta di una formazione sociale de- 
bolissima: di fatto una forte divisione del lavoro 
organizza dall'alto la produzione sociale.. Non e' 
l'armonia razziale, ma sono l'odio e la paura ad 
animare questo modello di produzione. Qualsiasi 
dialettica, qualsiasi scambio possibile tra i margini 


ne viene indebolita, mentre il potere del comando 
centralizzato ne e' rafforzato. I conflitti tra i pro- 
prietari di negozi coreani e le comunità' nere che vi 
si trovano intorno hanno forse fornito i casi piu' 
gravi di conflitto razziale negli ultimi anni, ma cer- 
tamente non sono i soli casi. Il razzismo americano 
non opera piu' sulla semplice base di un discrimine 
tra Bianchi e Neri, ma si dispiega ormai attraverso 
un autentico arcobaleno di rabbie e di odi. Anche 
se le esplosioni e ì conflitti di massa sono stati re- 
lativamente pochi, si e' prodotta tutta una serie di 
piccoli incidenti, ed esiste una situazione generale 
di separazione e di alienazione tra i differenti 
gruppi razziali ed etnici. In questo contesto Los 
Angeles presenta il paradigma stesso del princi- 
pale paradosso della fabbrica sociale (2) razziale 
post-moderna: l'egemonia di una società' razziale 
che e' destinata a funzionare in assenza proprio 
della società' civile razziale; l'immagine produttiva 
di una cooperazione razziale che nasconde una 
situazione di conflitto e di separazione che rinforza 
il controllo. 

Cosi' come nella produzione sociale di Los 
Angeles si riscontrano immagini contraddittorie , 
modalità' d'interazione razziale diverse si sono 
potute constatare durante i moti che seguirono il 
verdetto di non colpevolezza nel caso King. 
Sarebbe preferibile distinguere in questo paesag- 
gio molte ribellioni simultanee, legate le une alle 
altre soltanto in maniera contingente. La prima di 
queste era una ribellione "screziata" e arcobaleno, 
portata avanti da qualche centinaio di giovani poli- 
ticizzati di tutte le razze (Bianchi, Neri, Latini, 
Asiatici ecc.), molti dei quali avevano già' una 
grande esperienza politica acquisita nelle mobilita- 
zioni contro altre misure ingiuste prese dal governo 
americano, come la Guerra del Golfo, o le guerre 
in Centroamerica. Questa rivolta ebbe luogo nel 
centro della citta' con i canti, gli slogans e le parole 
d'ordine abituali, ed era diretta contro l'assedio 
della polizia, contro il comune e altri simboli del 
potere della citta 1 . Questo arcobaleno cooperativo 
di giovani radicali politicizzati ebbe luogo anche in 
altre citta', come ad esempio a San Francisco e a 
Seattle, anche se in forme lievemente differenti. 

Una rivolta diversa, intanto, era cominciata nei 
ghetti del centro-sud di Los Angeles, si era estesa 
negli altri quartieri poveri ed era anche giunta fino 
a certi quartieri ricchi. Questa seconda ribellione 
non era diretta contro degli obiettivi simbolici. Non 
si trattava piu' di qualche centinaio, ma di parec- 
chie migliaia di abitanti tra i piu' poveri della citta', 
che saccheggiarono e bruciarono i negozi, soprat- 
tutto nei loro quartieri e nei vicini: alimentari, mobili, 
alcoolici, elettronica, armerie ecc. Giovani, membri 
delle gangs e intere famiglie parteciparono a que- 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


sto saccheggio, spesso in una atmosfera non di 
rabbia, ma piuttosto di festa e di relax. Non si trat- 
tava di una denuncia simbolica della polizia, ma, 
come lo hanno riconosciuto bene i situazionisti 
dopo al rivolta del 1965, di "una rivolta contro la 
merce, contro il mondo della merce e del lavora- 
tore-consumatore gerarchicamente sottomesso 
alle regole della merce". 

Anche questa seconda rivolta deve essere inter- 
pretata come la somma di numerosi avvenimenti 
tra loro separati. Gli elementi neri e latini di questa 
ribellione non si sono presentati insieme, e nep- 
pure in maniera cooperante, ma piuttosto in ma- 
niera separata. Mentre i media si concentravano 
sui quartieri neri, l'elemento dei Latini restava invi- 
sibile, anche se ce ne erano altrettanti e probabil- 
mente dei piu 1 degli altri partecipanti. (3). Questa 
rivolta dei Latinos non ebbe luogo nei quartieri 
messicano-americani relativamente in condizioni 
accettabili (anche se sono spesso di una grandis- 
sima povertà'), ma piuttosto nelle zone abitate da 
immigrati recenti dall'America Centrale. Questo 
fenomeno e' restato invisibile e deve essere ana- 
lizzato separatamente, perche' si tratta della po- 
polazione che possiede meno risorse e meno di- 
ritti. Una grande percentuale di quest' ultimo 
gruppo vive a Los Angeles senza documenti, o in 
situazione legale precaria. Durante gli avvenimenti, 
ma anche in seguito, la polizia e la Guardia 
Nazionale, ma anche i Servizi di Immigrazione, 
sono intervenuti in questi quartieri e ci sono state 
espulsioni massicce e illegali, cioè' senza il nor- 
male ricorso ai diritti degli immigrati(4). 

Dunque, anche se Neri e Latini occupano posizioni 
parallele nelle gerarchie della produzione e del 
consumo, essi hanno garanzie legali differenti, e 
sono sottomessi a forme di repressione differenti. 

E' ben vero che c'e' stato una sorta di contagio, 
una trasmissione virale delle strategie e delie 
azioni da un gruppo all'altro durante i fatti, ma ciò' 
non significa affatto che esse fossero realmente 
unite. 

Cosi', benché' la rivolta del centro citta', la rivolta 
arcobaleno, , possa essere interpretata come 
l'emergere di un soggetto politico multirazziale di- 
retto contro lo Stato, si e' trattato di un fenomeno 
numericamente ristretto, con effetti relativamente 
deboli. 

La seconda rivolta e' stata molti piu' vasta, ed ha 
costituito una forza autenticamente incontrollabile 
dalle forze dell'ordine, ma in questo caso si e' trat- 
tato di un livello d'organizzazione estremamente 
debole e non, in ogni caso, dell'unita' delle razze 
sfruttate contro il dominio dello Stato bianco. 
Piuttosto, in maniera separata e talvolta conflit- 
tuale, i differenti gruppi esprimevano la loro rabbia 


contro il razzismo istituzionalizzato, esprimevano il 
loro rifiuto di essere sfruttati nel lavoro ed esclusi 
dalla società 1 dell'abbondanza che gli sta intorno. 
L'odio e la paura tra Neri e Coreani, cosi' chiara- 
mente rappresentati dai reportages dei media sugli 
avvenimenti, non sono che un elemento 
dell'arcobaleno degli antagonismi razziali in guerra. 
Ciò' che forse le rivolte hanno espresso piu' diret- 
tamente e' il rifiuto generalizzato dello spettacolo 
multiculturale e armonioso della cooperazione raz- 
ziale in seno alla produzione sociale; o piuttosto, 
rivelando la povertà' di questo spettacolo, hanno 
montato un contro-spettacolo, quello della citta' 
che brucia. 


Il territorio di Los Angeles 

Queste forme estreme di separazione sociale non 
sarebbero possibili senza la struttura territoriale 
particolare di Los Angeles. I ghetti di Los Angeles 
non sono ghetti nel senso tradizionale del termine: 
non sono chiusi, compatti, gremiti come i quartieri 
ebraici delle citta' europee che sono stati designati 
originariamente alla segregazione con questo ter- 
mine. I ghetti di Los Angeles, come Watts e 
Compton, al contrario, sono aperti ed estesi. Ne' vi 
si può' trovare l'architettura dei centri urbani della 
costa orientale, come Harlem con i grandi edifici 
fatiscenti e spazi chiusi. Questi ghetti sono invece 
composti di piccole case monofamiliari, ognuna 
con il suo giardino e il suo garage, sul modello del 
quartiere di periferia. La povertà' dei ghetti diventa 
evidente soprattutto se si fa attenzione alle sbarre 
alle finestre, alle porte blindate di tutti i negozi e 
alla presenza continua degli elicotteri della polizia 
che sorvegliano dall'altro giorno e notte. In questi 
ghetti non ci sono mura, ma gli spazi deserti costi- 
tuiscono delle barriere altrettanto efficaci. Ma sono 
i quartieri ricchi quelli recintati. Il nuovo modello 
urbanistico a Los Angeles dei quartieri agiati e' 
quello della ''comunità' recintata" (gated commu- 
nity), cioè' quartiere dotato ad ogni ingresso di 
porte sorvegliate dalle guardie che ne controllano 
l'accesso. Poiché' le distanze sono troppo grandi 
per i pedoni, le guardie hanno da controllare solo 
le vetture. Quei quartieri che non hanno ancora 
costruito i muri, hanno ingaggiato società' private di 
guardie che impiegano uomini armati a rinforzo 
della protezione della polizia. La paura del pericolo 
sociale, generalizzato e non identificabile, e' natu- 
ralmente la causa di questi tentativi di isolamento, 
ma la logica immediata del fenomeno funziona 
soprattutto a partire dall'andamento dei prezzi del 
mercato immobiliare. Le quotazioni immobiliari in 
un quartiere aumentano in relazione al suo isola- 
mento e alle misure di protezione adottate. Anche 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


nell'architettura commerciale Los Angeles ha re- 
centemente sviluppato il "modello fortezza" -cioè' 
a dire un luogo chiuso al pubblico esterno, che 
permette di creare all'interno uno spazio aperto e 
privato (5), I grandi centri commerciali e gli uffici 
sono, in questo senso, il correlato commerciale 
delle comunità' murate. Lo spazio pubblico in ge- 
nerale e l'atmosfera sociale della citta' vengono 
considerati spaventosi e pericolosi. Lo sforzo, 
dunque, consiste nel proteggere i dintorni degli 
spazi privati e nel mantenerli protetti dalle infiltra- 
zioni pericolose: isole di sicurezza in un mare pe- 
ricoloso. Il sistema urbano delle autostrade di Los 
Angeles fornisce un mezzo di comunicazione molto 
sicuro per collegare tra di loro queste monadi pri- 
vate e isolate. (Di fatto, durante la rivolta uno dei 
primi consigli che la polizia ha dato per radio e' 
stato quello di non uscire dall'autostrada: nei quar- 
tieri del centro-sud della citta', l'autostrada era 
l'unica zona sicura.) 

L'effetto di questa tendenza di sviluppo e' una poli- 
tica urbana che esclude dal territorio urbano tutti gli 
spazi pubblici, o meglio che lascia aperti 
all'accesso pubblico solo gli estesi spazi deserti dei 
quartieri poveri. Tramite questa logica dei valori 
immobiliari, la privatizzazione degli spazi in citta' 
rende piu' concreta e piu' estrema la segregazione 
razziale e di classe, e piu' difficile ogni forma di in- 
tegrazione e interazione. Con il declino dello spa- 
zio pubblico perde la sua forza il concetto di so- 
cietà' civile, perche' la dialettica delle interazioni e 
degli scambi sulla quale essa e' fondata non può' 
aver luogo. In effetti il declino dello spazio pubblico 
porta in se' il declino dello spazio politico, dello 
spazio per fare politica, che e' necessario per 
fondare ogni discorso di cittadinanza e di diritti de- 
mocratici. 

Il territorio urbano e' invece organizzato per assi- 
curare il non-contatto tra i differenti gruppi sociali. 
In questa prospettiva, uno degli scopi della rivolta 
e' stato senza dubbio quello di fare dello spazio 
urbano di Los Angeles un autentico spazio politico. 

La politica dell'elusione e dell'esclusione 

La politica dell'elusione, che troviamo ben deline- 
ata all'interno del territorio di Los Angeles, coincide 
molto bene con la linea liberale post-moderna del 
pensiero politico americano. Negli articoli che John 
Rawls ha scritto negli ultimi ventanni, e cioè' dopo 
la comparsa del suo saggio La teoria della 
Giustizia, egli ha elaborato il concetto di un fine 
politico che consiste in una sorta di "consenso per 
sovrapposizione"(overlapping consensus), un 
consenso che esiste malgrado le differenze sociali 
provocate dalla diversità' e dai conflitti dei differenti 
pensieri religiosi, filosofici e morali coesistenti nella 


società 1 contemporanea. La novità 1 di questa teoria 
e‘ che il consenso "per sovrapposizione" non e 1 
realizzato a seguito del coinvolgimento, della me- 
diazione o della riconciliazione delle differenze so- 
ciali, ma piuttosto a partire dall'astrazione dal si- 
stema di potere di quegli elementi del campo so- 
ciale che possono portare al conflitto. A questa 
strategia Rawls da' il nome di "metodo 
dell'elusione". Con questo metodo egli cerca 
dunque di formulare una procedura mediante la 
quale un regime democratico può 1 evitare (ma non 
risolvere) i conflitti sociali e mantenere l'unita 1 sta- 
bile del suo ordine(6). Un piano d'ordine, d'armonia 
e di equilibrio viene costruito a partire 
dall'isolamento del sistema, fuori dai punti di con- 
flitto, poiché' e 1 stata fatta astrazione del sistema 
dalla realta'. Un tale regime liberale può' dunque 
essere tollerante sulle differenze sociali proprio 
perche' la forza delle differenze sociali non si 
scontra con il suo funzionamento. 

Richard Rorty, nella sua lettura di Rawls, sembra 
aver ben appreso questa procedura e averla spinta 
ancor piu’ a fondo. Secondo Rorty "Quando una 
tale società' prenderà' delle decisioni, quando 
metterà' insieme i principi e le intuizioni tra cui bi- 
sognerà' trovare un equilibrio, essa avra' la ten- 
denza a scartare quelli o quelle che sono legati ad 
un approccio filosofico di se' o della razionalità'. 
Infatti una tale società' rifiuterà' di considerare 
questo genere di approccio come un mezzo per 
fondare le proprie istituzioni politiche. Essa se li 
rappresenterà', al peggio, come feticci filosofici, o, 
al meglio, come rilevanti non del politico, ma di ri- 
cerche personali che gli individui intraprendono per 
raggiungere la perfezione"(7), Rorty qui ci propone 
di scartare le concezioni filosofiche, perche' esse 
rappresentano i luoghi potenziali per la diversità' e 
il conflitto. Ma nella pratica queste concezioni slit- 
tano con facilita' fino a ricoprire tutti i luoghi poten- 
ziali di conflittualità'. L'armonia del sistema non ri- 
sulta da un Aufheben di forze sociali conflittuali, 
ma da una separazione di queste forze. 
L'espressione delle differenze sociali e' semplice- 
mente scartata e ignorata, perche' rappresenta un 
elemento che non appartiene alla sfera pubblica: la 
politica diviene cosi' un sistema pragmatico e 
meccanico che mantiene in equilibrio degli input 
sociali astratti, al fine di consentire la stabilita' ne- 
cessaria per mantenere l'ordine e la sua legittima- 
zione. Il sistema occupa tutto lo spazio pubblico, 
ma le differenze vengono privatizzate. La demo- 
crazia si lava le mani delle differenze. 

Il deficit del politico nella teoria liberale post-mo- 
derna implica una riduzione della struttura statale 
al suo nudo scheletro, a un'ossatura di sovranità' 
meccanica. In questa prospettiva il potere dello 


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ecn mi/ano - 5 ottobre 1992 


Stato non sara' esercitato secondo un paradigma 
disciplinare e non creerà' una società 1 trasparente 
che illumina e sa manovrare le strutture sociali di 
interazione. Non si tratta qui di porre entro i limiti 
dell'ordine i soggetti sociali, ne' di sottometterli at- 
traverso uno sforzo di coinvolgimento, di media- 
zione e di organizzazione delle forze conflittuali. Lo 
Stato ridotto, lo Stato "snello", evita un tale coin- 
volgimento, e in questo consiste l'essenziale della 
sua politica "liberale”. In effetti, un tale argomento 
ci porta a una concezione ridotta dello Stato: cioè' 
la politica non vuol qui dire il coinvolgimento dei 
soggetti e la mediazione dei conflitti e delle diver- 
sità' sociali, ma piuttosto l'arte dell'evitarli. Ed ecco 
ancora una volta il declino dello spazio politico. 
Proprio questa politica dell'elusione mostra come 
la concezione di uno Stato ridotto può' rivelarsi un 
Giano bifronte, o piuttosto come questa versione 
della tolleranza liberale possa paradossalmente 
trasformarsi in una politica decisamente anti— libe- 
rale. Questa concezione semplicistica che pre- 
tende di evitare i punti di conflitto per preservare 
l'armonia sociale raggiunge e in pratica rinforza un 
meccanismo anti— liberale di esclusione. In effetti, 
lo sviluppo della zona urbana di Los Angeles e' 
retto da una politica di elusione. In questa prospet- 
tiva la polizia e' necessaria al fine di mantenere 
questa esclusione, di dare al sistema il suo carat- 
tere astratto e mantenere il suo isolamento. La 
"sottile linea blu" della polizia delinea e sorveglia i 
limiti di quanto può' fungere da input nel mecca- 
nismo del potere. 

Rorty ci dice che lo Stato deve mettere da parte gli 
elementi sociali di differenziazione e di conflitto, ma 
quando l'operazione di "mettere da parte" viene 
spostata nel campo reale del potere, si vede che 
questo non può' significare altro che lo sviluppo 
preventivo della forza o, in ultima analisi, la minac- 
cia della violenza. Il metodo dell'elusione assume 
un carattere brutalmente escludente quando esso 
viene posto in tali termini pratici e politici. 

Lo sviluppo decisivo di questa Polizeiwissenschaft 
e' sfociato in una trasformazione della società', che 
non e' piu' filtrata ne' coinvolta, ma separata e 
controllata, non piu' una società' disciplinare, ma 
una società' del controllo. 

La funzione poliziesca crea e mantiene ormai una 
società' pacificata, o piuttosto l'immagine di una 
società' pacificata, evitando alla macchina 
dell'equilibrio di essere toccata dall'impatto dei 
conflitti sociali. La Disneyland dell'equilibrio fittizio e 
dell'armonia sociale, questo simulacro di un luogo 
che sarebbe il piu' felice della terra, ha necessa- 
riamente il sostegno del Dipartimento di polizia che 
copre i suoi dintorni. Il primato della democrazia di 
cui parla Rorty giace di fatto sulla minaccia di un 


disordine che proviene dall'esterno del sistema, e 
sul bisogno continuo di tenere in allarme la fun- 
zione poliziesca, servendosi sia di un leader sovie- 
tico, sia di Noriega, di Saddam Hussein o dei gio- 
vani Neri e Latinos di Los Angeles. 

La separazione territoriale e l'intervento attivo della 
polizia sono le logiche implicazioni di questa ten- 
denza teorica. Negli ultimi anni in USA sono stati 
largamente dilatati i limiti imposti all'azione della 
polizia, proprio per aumentare la loro efficacia quali 
agenti dell'elusione. Formalmente questa espan- 
sione dei poteri della polizia si e' tradotta in parte 
nell'erosione del Quarto Emendamento della 
Costituzione, che protegge i cittadini dalle perqui- 
sizioni e dagli arresti ingiustificati. 

Oggi sotto l'insegna della "guerra contro la droga" 
e della "guerra contro le gangs", la polizia ha il 
potere di fermare e di perquisire tutti quelli che 
hanno il profilo di spacciatori o di gangster. Ma la 
definizione di tali profili e' molto lasca e succede 
che qualcuno vi può' corrispondere solo usando 
una certa marca di scarpe da tennis o un cappello 
di un certo colore. 

Negli archivi informatici della polizia di Los Angeles 
piu' della meta' dei giovani neri della regione figu- 
rano sulle liste dei membri delle gang (8). Nella 
pratica essere giovane e nero e' una ragione suffi- 
ciente per essere fermato e perquisito dalla polizia. 
In questo modo la polizia effettua la sua azione 
preventiva rispetto al conflitto, evitando che il si- 
stema perda il suo equilibrio. 


Le Bande: potenzialità' e ostacoli per una 
nuova politica. 

Dove orientarci per individuare una formazione po- 
litica capace di contestare quest'ordine urbano? Le 
rivolte sono realmente state l'espressione di un 
nuovo contropotere emergente? La situazione non 
e' ancora molto chiara. All'interno delle varie 
Chiese, cristiane o islamiche, i gruppi politici sono 
molto esili e impotenti. Nemmeno le organizzazioni 
di base, interne alle comunità', sono riuscite ad 
avere un ruolo politico significativo. La forma di 
organizzazione piu' importante e piu' efficace, par- 
ticolarmente nei poveri, ma anche in altri strati so- 
ciali, sono le bande. 

Le bande hanno un'estesa rete organizzativa, un 
potere di reclutamento molto forte tra i giovani neri 
e i giovani latinos e rivestono un ruolo determi- 
nante nella creazione culturale attraverso l'intero 
paese, sia che si tratti di comportamenti, di gesti, 
gerghi, modi di vestire. Tutte queste forme pos- 
sono essere presenti contemporaneamente nel 
rap. Ciò' nonostante fino ad ora le bande si sono 
occupate molto poco della politica in quanto tale. 


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ecn mi/ano - 5 ottobre 1992 


Talvolta alcuni membri delle bande sono stati in- 
tervistati dai media e hanno fatto analisi approfon- 
dite sulla natura e sugli effetti del razzismo ameri- 
cano, ma le bande in quanto tali hanno fatto molto 
poco per cambiare o almeno per contestare queste 
malattie sociali. Ora, dopo le rivolte, le bande 
hanno dichiarato il cessate il fuoco, e stabilito un 
programma per lo sviluppo della citta' ( vedi il do- 
cumento delie bande "dateci martello e chiodi e 
ricostruiremo la citta"' pubblicato nel N.O di 
ZeroNetwork). L'autore o gli autori di questo docu- 
mento restano sconosciuti, sebbene molti dei le- 
aders delle bande lo abbiano sostenuto, non risulta 
chiaro che questa posizione possa essere stata 
adottata, nemmeno da un numero ristretto di 
bande. Tanto piu' che, da vari punti di vista, questo 
programma appare irrealizzabile. Malgrado tutto 
resta importante perche' potrebbe rappresentare 
una tendenza delle bande a politicizzarsi, e, stante 
il loro enorme potere organizzativo, ciò' presenta 
delle possibilità' imprevedibili. 

Ciò 1 nonostante, anche se le bande scoprissero 
l'impegno politico, non costituirebbero, data la loro 
attuale composizione, nuovi modelli di potere e di 
cultura. 

Attualmente le bande non sono organizzate per 
una qualche significativa vocazione sociale, ma 
piuttosto per lo spaccio di droga e la vendetta 
d'onore contro altre bande. In realta', le comunità' 
in cui le bande agiscono sono le stesse che in 
questi ultimi anni sono state distrutte dal crack e 
dalla violenza. Il modello del gangster cui fanno ri- 
ferimento e' molto vecchio. 

Le due bande principali, il Bloods e i Crips, sono 
divise in centinaia di sottoinsiemi (sets), che sono 
in guerra le une contro le altre. Ogni sottoinsieme 
e' a sua volta organizzato secondo una rigida ge- 
rarchia. I nuovi membri devono provare il loro va- 
lore per essere iniziati, poi a forza di fedeltà' e di 
audacia, possono salire nella gerarchia di potere. I 
membri del livello piu' alto, di fatto i leaders delle 
bande, si sono dati il titolo di O.G. (Originai gang- 
ster). Le donne sono escluse da questa struttura 
gerarchica. Spesso l'oppressione e la violenza 
contro le donne trovano nella cultura delle bande le 
loro peggiori espressioni. Una parte significativa 
della musica rap riflette questa brutale gerarchia 
sessuale che si trova nella loro cultura (anche se 
oggi comincia ad esserci un discreto numero di 
donne che fanno rap e che potrebbero cancellarne 
il carattere misogino). E' quindi evidente che le 
bande, come sono oggi, non rappresentano una 
nuova figura politica di contestazione. 

Questo non vuol dire che non abbiano proposto 
niente. Le bande funzionano e attirano fortemente i 
giovani neri e i giovani latinos attraverso un po- 


tente meccanismo di fratellanza. La costituzione di 
questi gruppi e' in parte destinata a essere un 
mezzo di difesa contro un mondo ostile, anche se 
poi non sono in grado di rappresentare 

un'autentica alternativa. Forse può 1 essere 

piu' giusto interpretare le bande come sintomo 
delle immense potenzialità' di organizzazione e di 
affermazione che esistono allo stato latente in 
questi quartieri -potenzialità' che , un giorno, po- 
tranno realizzarsi attraverso una nuova figura poli- 
tica. 

La costituzione in separazione 

Per ritornare sui problemi che ci eravamo posti 
all'inizio, benché' Los Angeles presenti una situa- 
zione molto particolare, che non si potrà' riprodurre 
esattamente nella stessa maniera altrove, sembra 
che i recenti avvenimenti e le loro conseguenze ci 
forniscano almeno tre elementi che lasciano pre- 
sagire i movimenti della nostra società'. In primo 
luogo, il metodo di controllo insito nella struttura 
stessa del territorio e nella politica della citta' di Los 
Angeles, e cioè' un metodo di isolamento e di 
esclusione, e' stato riproposto da Bush con una 
forza raddoppiata, dopo gli avvenimenti. Il suo 
programma, che egli chiama "Diserbare e 
Seminare" (Weed and Seed), non propone il 
coinvolgimento dei settori sociali che sono alienati, 
che oggi insorgono in una dialettica sociale o in un 
nuovo patto sociale, ma piuttosto una brutale 
esclusione degli elementi "criminali" che rischiano 
di squilibrare l'ordine sociale. La funzione polizie- 
sca deve essere raddoppiata; La metafora del 
"diserbamento" ha in se 1 risonanze repressive se 
non fasciste. Questa strategia trae alimento dalla 
paura e dall'odio razziale e incoraggia le divisioni 
nella popolazione. 

In secondo luogo, l'immagine dell'armonia razziale 
e' stata rapidamente ristabilita dopo le rivolte. 
Mentre saccheggi e incendi continuavano, i media 
erano già 1 pieni di immagini di cittadini di tutte le 
razze sorridenti, che cooperavano nel ripulire i 
negozi incendiati. Nonostante tutto ciò' si presenti 
come un'alternativa liberale alla repressione, in 
realta' torna a favore del campo avverso. 

L'armonia e la cooperazione razziale che si ritro- 
vano in questo contesto, come abbiamo visto, non 
implicano ne 1 la libera espressione delle forze so- 
ciali, ne 1 uno sforzo di coinvolgimento o di media- 
zione. Al contrario, questa strategia da' 
un'immagine astratta dell'armonia che in realta' si 
basa su una politica dell'elusione, che si preserva 
soltanto a costo di evitare che i veri luoghi sociali 
del conflitto urtino contro il sistema; L'armonia 
viene realizzata attraverso la separazione e 
l'astrazione del sistema dal campo sociale. 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


In terzo luogo, le rivolte vanno considerate come 
efficaci critiche di tali approcci: una critica 
dell'ordine e una critica deH'armonia. La rivolta e' 
stata chiaramente, almeno in parte, una reazione 
contro il potere schiacciante della polizia e contro 
la politica di esclusione che questo sostiene. 
Durante le giornate di saccheggi e incendi, l'ordine 
mantenuto dallo Stato e dalla polizia si e' rivelato 
precario e debole. Ugualmente, l'immagine di una 
cooperazione pacifica e armoniosa e' stata irrepa- 
rabilmente infranta dagli avvenimenti. Malgrado gli 
sforzi raddoppiati dei media al fine di ricreare que- 
sto ideale, nessuno riesce piu' a crederci fino in 
fondo. L'odio e la paura, la diffidenza e 
l'antagonismo razziali si sono presentati con tutta 
la loro forza e resteranno in primo piano negli anni 
a venire. In un simile contesto, la rivendicazione, o 
persino la proposta, di un'armonia razziale appare 
come una mistificazione delle reali condizioni so- 
ciali. 

Malcolm X ha notato che in società' quali le nostre, 
con forme istituzionali e culturali di profondo raz- 
zismo, sarebbe ingenuo e politicamente nefasto 
proporre l'utopia di un'armonia razziale, di 
un'integrazione perfetta, cioè 1 di una società' senza 
razze, come fine politico immediato. La risposta 
adeguata alla segregazione e all'esclusione, in re- 
alta', non e' l'integrazione. Ciò' che Malcolm X ha 
proposto, in alternativa a un salto nell'utopia, e' 
una pratica politica di costituzione nella separa- 
zione. La costituzione di un potere nero capace 
non solo di combattere le istituzioni del razzismo, 
ma anche di creare una comunità' autonoma e al- 
ternativa di valori, desideri e bisogni, una comunità' 
che si autoaffermi. Una tale comunità' sarebbe co- 
stituita sulla base dell'economia di un'autentica 
cooperazione nella produzione sociale, cioè' sulla 
fratellanza. Questa proposta della costituzione per 
separazione non significa esacerbare gli antago- 
nismi sociali, ma piuttosto riconoscerli come real- 
mente esistenti per cominciare, a partire da questa 
realta', un processo di costituzione (11). non diro' 
che questo processo e' emerso pienamente negli 
avvenimenti del maggio di Los Angeles. Gli eventi 
sono stati troppo parziali e inafferrabili per per- 
mettere un'interpretazione cosi' chiara. Quando 
cerchiamo di capire le rivolte e le loro conse- 
guenze, dobbiamo piuttosto sforzarci di cogliere gli 
elementi di questo processo di costituzione che 
sono già' all'opera e cosi' riconoscere una dina- 
mica portatrice di liberta'. 


Il lavoro e la separazione dello Stato. 

Nella teoria liberale post-moderna, lo Stato e' uno 
Stato ridotto, "dimagrito". Non e' ridotto il suo po- 


tere coercitivo, ne' il suo potere d'intervento eco- 
nomico e sociale: sono ridotti i meccanismi di me- 
diazione con le forze sociali antagoniste. Questo 
significa che la strategia generale dello Stato non 
e' piu' principalmente quella di mediare, organiz- 
zare, recuperare gli antagonismi sociali, ma piut- 
tosto di evitare e spostare le differenze sociali, 
creando un equilibrio separato. In questa opera- 
zione lo spazio politico stesso viene meno e dun- 
que possiamo parlare della sparizione della so- 
cietà' civile e del contratto sociale, in quanto tutte e 
due sono fondate su questo concetto della media- 
zione della conflittualità 1 sociale. 

Il terreno fondamentale della mediazione sociale e' 
sempre quello dell'antagonismo fra lo Stato e gli 
"operai", fra il capitale e il lavoro. Sappiamo che 
secondo la teoria giuridica dello Stato nel periodo 
fra gli anni Trenta e gli anni Settanta, lo Stato era 
fondato sul lavoro. "L'Italia e' una Repubblica de- 
mocratica fondata sul lavoro", dice la Costituzione 
italiana del '48 e già' negli anni Trenta da noi negli 
Stati Uniti era stata introdotta una precisa legisla- 
zione sul diritto di organizzazione operaia e di 
sciopero. Nella teoria giuridica il concetto di lavoro 
era il legame privilegiato tra lo Stato e la sua base 
sociale, e la gestione del lavoro funzionava da un 
lato come meccanismo della legittimazione del 
potere dello Stato e dall'altro come meccanismo di 
recupero di forze sociali antagoniste nell'ordine 
sociale. 

Oggi il quadro teorico e' cambiato. Infatti balza 
subito agli occhi che nella prospettiva della teoria 
liberale post-moderna dello Stato (da Rawls e 
Rorty fino a Vattimo) non si parla piu' di lavoro. Il 
lavoro non esiste piu'. La teoria post-moderna 
mette da parte il lavoro come uno dei punti sociali 
conflittuali da evitare e costruisce una costituzione 
giuridica su altre basi. Questa costituzione liberata 
dal lavoro e' senz'altro piu' serena, piu' felice: e' 
sempre stato il sogno del capitale dimenticare il 
lavoro. E' ben vero che il lavoro (e lo sfruttamento) 
esiste, che produce ricchezza, che produce 
network di cooperazione sociale, che produce la 
società' stessa. E che questo lavoro -il lavoro re- 
ale, non il suo concetto giuridico- esige ancora 
una mediazione. Non e' cambiato ciò' che Hegel 
diceva, che il lavoro e' una bestia feroce che lo 
stato deve dominare. Il lavoro, da questo punto di 
vista, e' inevitabile, ma ciò' non vuol dire che la te- 
oria non funzioni: la teoria giuridica -e la costitu- 
zione giuridica- e' sempre stata una visione ideo- 
logica, una mistificazione della realta', ma non per 
questo e' meno efficace. E' vero che il piano che 
essa costruisce e' virtuale, ma non per questo e' 
meno reale. 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


La questione che si deve porre a questo punto mi 
sembra quella del perche' la teoria giuridica post- 
moderna che evita (o ignora) il lavoro, e' diventata 
in questi ultimi anni quella egemone. In quale 
senso essa corrisponde e rinforza le tendenze reali 
nella costituzione materiale della società' con- 
temporanea? Quale via indica per una strategia di 
rifiuto e di contestazione? 

Possiamo senza dubbio identificare alcune ten- 
denze reali di esclusione del lavoro che operanti 
negli ultimi dieci anni in tutti i paesi occidentali. La 
prima e' la crescente percentuale di disoccupati e 
di poveri che introduce uno squilibrio nel rapporto 
contrattuale fra gli operai e il capitale. Cresce an- 
che il numero degli operai che sono costretti ad 
accettare un abbassamento del proprio salario 
sotto la minaccia della chiusura della fabbrica. 

La seconda tendenza e' che quando gli operai 
scioperano, la risposta del capitale sempre piu' 
diventa il rifiuto del negoziato e l'esibizione della 
sua forza senza alcun tentativo di mediazione. 
Negli USA il caso piu' famoso e' stato lo sciopero 
dei controllori di volo che Reagan ha attaccato e 
distrutto ancora nei primi anni Ottanta. 

La terza e' la tendenza alla meccanizzazione e alla 
informatizzazione della produzione, e dunque alla 
esclusione totale dell'operaio: la trasformazione 
della FIAT e' esemplare di questa prospettiva. 

Tutte queste tendenze fanno parte di una strategia 
generale volta a distruggere il vecchio equilibrio 
esistente nel rapporto tra lavoro e capitale, ad 
escludere il lavoro dai processi di programmazione 
sociale, e quindi a rendere autonomi 
(relativamente) il potere dello Stato e il potere di 
gestione capitalistico. 

L'effetto di queste tendenze e' doppio. Da un lato 
la liberazione parziale dello Stato dalle esigenze 
del lavoro e dei negoziati contrattuali crea una fi- 
gura piu' indipendente e piu' univoca dell'autorità' 
capitalista. Lo Stato non appare piu' come un me- 
diatore che deve continuamente trovare compro- 
messi e equilibri per mantenere il suo potere, ma 
piuttosto come un sovrano che decide unilateral- 
mente e mantiene il suo potere con la forza. Gianni 
Vattimo insiste che l'essenza dello Stato e' la fun- 
zione poliziesca (Senza polizia non c'e' lo Stato", 
La Stampa, 22 . 9 .91) e forse in questo senso ha 
ragione. Lo Stato, particolarmente lo Stato ameri- 
cano, si presenta sempre di piu' nella figura della 
funzione poliziesca, sia all'estero (Panama e Iraq), 
sia all'interno del paese (Los Angeles). Da questo 
punto di vista sembra che lo Stato stia diventando 
sempre piu' forte e il suo potere sempre piu' puro - 
separato dagli antagonismi sociali, intoccabile, 
praticamente invulnerabile. 


Ma proprio questa separazione dello Stato dagli 
antagonismi sociali e dal lavoro diminuisce il suo 
potere e lo rende sempre piu' precario. Infatti, il 
rapporto contrattuale con il lavoro e tutti gli altri 
meccanismi dì mediazione sociali non contribui- 
vano solo alla legittimazione dello Stato, ma forni- 
vano strumenti molto flessibili e sofisticati per il 
controllo e il recupero delle forze sociali conflittuali. 
Senza questi strumenti l'armeria dello Stato si e' 
impoverita. Forse le crisi di ordine e di autorità' so- 
ciali scoppiano in questo modo meno spesso, ma 
quando esplodono lo fanno con una forza inconte- 
nibile. Quanto e' successo in maggio a Los 
Angeles e' da questo punto di vista un buon 
esempio: all'inizio polizia e forze armate erano so- 
praffatti dal potere delle masse e non esistevano 
altri strumenti -strumenti di mediazione per ristabi- 
lire l'ordine. La sommossa di Los Angeles ha rive- 
lato chiaramente la precarietà' dell'ordine e la po- 
vertà' degli strumenti dello Stato: 

Piu' importante pero' e' il fatto che la separazione e 
l'autonomia dello Stato implicano una pari autono- 
mia del Lavoro, e cioè' lo Stato e il capitale, riti- 
randosi nella loro separatezza, concedono sempre 
piu' spazio sociale al lavoro. Quando non e' piu' il 
capitale che organizza i network di cooperazione 
produttiva, e' il lavoro che si assume questo ruolo. 
Le iniziative tecnico-scientifiche e le iniziative or- 
ganizzative vengono assunte nell'ambito del con- 
trollo del lavoro ed e' nelle mani del lavoro la pro- 
duzione della produzione, cioè' la produzione delle 
soggettività' sociali. Il capitale sogna la sua indi- 
pendenza, ma e' il lavoro che sviluppa le basi della 
propria autonoma gestione della società'. 

Una tale crescente autonomia del lavoro mi sem- 
bra il punto centrale di questo discorso sulla forma 
attuale dello Stato, ed anche il terreno che ha bi- 
sogno in questo momento di essere approfondito. 


Note 


1) M. DAVIS, City of Quartz: Exavating thè Future 
in Los Angeles, Verso, London, 1990, pag.18. 

2) Per fabbrica sociale io intendo da una parte un 
sistema di produzione che non e' limitato alla fab- 
brica ma si estende a tutta la società', dall'altra una 
società' che e' costituita mediante le regole della 
fabbrica, cioè' mediante le regole dei rapporti di 
produzione capitalistici. Questo concetto e' forte- 
mente legato a ciò' che Marx chiama sussunzione 


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ecn milano - 5 ottobre 1992 


reale della società' nel capitale, e ugualmente alla 
condizione sociale della postmodernità'. 

3) Secondo le statistiche della polizia, durante le 
giornate di rivolta, eira il 50% delle persone arre- 
state era costituito da latinos, e solo il 30% circa 
dei detenuti era nero, il che ci fa capi'ire o che i la- 
tinos erano numericamente i piu' importanti o che 
la polizia ha concentrato i suoi sforzi 


6) Cfr. John Rawls, "The Idea of an Overlapping 
consensus", Oxford Journal of Legai Studies, N./, 
pp.1-25. Vedi anche "The Domain of thè Politicai 
and Overlapping Consensus", New York University 
Law Review, N.64, pp.233-255. 

7) Richard Rorty "Le primaute 1 de la de'mocratie 
sur la philosophie", in La se'cularisation de la 
pense'e, presentato da Gianni Vattimo, Seuil, 
Parigi 1988, pp.41-42. 


28 File : EVANG001 .TXT 


IL CAPITALISMO REALE 

Agape, 24-31 agosto 1992 

DOCUMENTO FINALE del convegno tenutosi a 
cura della FGEI (Federazione Giovanile Evangelica 
Italiana) 


1 - Questa settimana di lavori ci ha consegnato 
l'immagine di un capitalismo apparentemente 
trionfante, nello stesso momento in cui mostra i 
segni di una crisi sottile e profonda insieme, crisi 
non solo congiunturale, ma strutturale. 

Questa considerazione non contraddice, ma si 
accompagna all'evidenza secondo cui il sistema, 
specie dopo il crollo del suo antagonista, il socia- 
lismo reale, appare, alla sensibilità' del cittadino 
comune del Nord del mondo, "insuperabile" e, 
inoltre, molto "appetibile" per centinaia di milioni di 
cittadini dell'Est e del Sud, che invidiano la nostra 
ricchezza e le nostre molteplici possibilità' di con- 
sumo, e sembrano chiederci perche' ci ostiniamo a 
criticare un sistema cosi' efficiente. 

Questo vale soprattutto per i quattrocento milioni di 
ex-cittadini del socialismo reale, che, almeno nel 
medio periodo, appaiono poco disposti a tentare 
nuovi "esperimenti" e desiderano solo entrare a 
fruire dei vantaggi dell'economia di mercato. 

2 - Abbiamo parlato di crisi strutturale del sistema: 
essa può' essere descritta in termini di gravi con- 
traddizioni che minano il funzionamento del si- 
stema, senza implicare un suo automatico crollo. 

- la piu' urgente appare quella ambientale: i danni 
apportati dallo "sviluppo" all'ecosistema sono ormai 
in parte irreversibili. Dieci anni di accresciuta sen- 
sibilità' ecologica non hanno prodotto alcuna mi- 
sura concreta di modifica o eliminazione delle 
tecnologie dannose all'ambiente. 

- il crescente divario di reddito (anche dove si tra- 
lasciasse di parlare delle peggiori situazioni di 
fame e di guerra) fara' aumentare notevolmente la 
spinta all'emigrazione dal Sud e dall'Est verso il 
Nord del mondo, provocando notevoli tensioni so- 
ciali. 

- Il sistema, nonostante la sua espansione mon- 
diale, crea e creerà' aree di esclusione sempre 
maggiori, sia nei paesi ricchi del Nord che, soprat- 
tutto, per i paesi "in via di sviluppo" del Sud. Le 
politiche economiche e le tecnologie dominanti non 
sono in grado di riassorbire le sacche di emargi- 
nazione nel Nord, ne' tantomeno il sicuro raddop- 
pio della popolazione, previsto da qui al 2005 nei 


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ecn trillano - 5 ottobre 1992 


paesi del terzo mondo. Perfino le previsioni delia 
Banca Mondiale si rassegnano ad avere almeno 
due miliardi di persone escluse da qualunque 
"sviluppo 11 , inutili per il sistema. Tutto ciò' non può' 
non provocare, a lungo termine, un grado di con- 
flittualità 1 insostenibile. 

3 - Nel momento in cui il capitalismo identifica la 
propria Vittorio con la vittoria della democrazia, as- 
sistiamo a una profonda crisi della democrazia 
stessa. Non si tratta solo di una crisi delle forme 
tradizionali della politica, dei partiti e dei sindacati, 
come la stiamo drammaticamente vivendo in Italia 
(ma non solo): la globalizzazione del capitalismo, 
la dominanza delle transnazionali che passano 
impunemente al di sopra di normative e vincoli 
statali, la speculazione internazionale che sposta 
in tempo reale ingenti somme, operano un sostan- 
ziale svuotamento della democrazia e della stessa 
politica. 

L'economia, che dovrebbe essere strumento, 
sfugge invece sempre piu' al controllo della politica 
(mettersi insieme per prendere decisioni) e anzi 
domina completamente: le grandi decisioni sono 
prese fuori da ogni verifica democratica in nome 
delle necessita' del mercato e della logica 
delfimpresa. 

I meccanismi di esclusione economica si traducono 
in esclusione politica (da tempo negli USA, ma non 
solo, gli esclusi non vanno a votare), e questo crea 
l'illusione del consenso. 

4-11 crollo del socialismo reale ha portato alcuni 
studiosi ad affermare che, con la vittoria della de- 
mocrazia liberale, siamo giunti alla "fine della sto- 
ria". Questa formula si traduce in massime di 
'senso comune' che ci vengono quotidianamente 
propinate dai mass media. Il capitalismo ci viene 
presentato come 'sistema naturale', i cui difetti 
sono inerenti alla 'natura umana': non solo il si- 
stema vincente, ma anche l'unico possibile. La di- 
mensione dell'utopia e della progettualità', che 
pure e' costitutiva della nostra cultura, viene ne- 
gata e la politica e' ridotta a gestione, piu' o meno 
efficiente, dell'esistente. Nello stesso tempo, 
l'economia viene presentata sotto il solo aspetto 
della produzione, mentre e' resa invisibile tutta la 
rete dell'economia di riproduzione biologica e so- 
ciale, su cui solo il movimento deile donne, in que- 
sti anni, ha riflettuto ed elaborato. 

II modello giapponese della "qualità 1 totale" non e' 
solo una proposta per l'organizzazione del lavoro, 
ma un modello etico di totale identificazione e 
aderenza all'impresa e al sistema. Si viene a per- 
dere dei tutto la percezione dell'alterita' tra gli in- 
teressi del lavoratore e quelli dell'impresa e quindi 


la dimensione del conflitto, visto come perturba- 
zione da tenere sotto controllo (si e' detto, con un 
paradosso, che il capitale non chiede piu' solo la 
nostra forza-lavoro, ma la nostra anima). 

5 - A questa ideologia, che ci presenta il sistema 
come naturale e il potere come verità', dobbiamo 
rifiutare di aderire. Senza nascondercene le diffi- 
colta', non dobbiamo rinunciare a pensare alterna- 
tive al sistema capitalistico, pur in assenza di mo- 
delli teorici già' pronti da tradurre in realta'. 
Riconosciamo il grave ritardo delle nostre analisi 
politico-economiche rispetto all'evoluzione del si- 
stema e alle grandi capacita' di adattamento da 
esso dimostrate: in particolare, va assunta 

l'importanza della contraddizione ambientale, ac- 
canto a quelle tradizionali. Questo lavoro di ela- 
borazione teorica deve renderci capaci di rico- 
struire una "visione" di società' diversa, che sia 
desiderabile e proponibile, che si basi su criteri di 
solidarietà' e giustizia sociale. 

In ogni caso appare evidente che per imporre an- 
che le minime correzioni di rotta rispetto alle ten- 
denze del sistema, occorrerà' sviluppare forti con- 
flittualità', a tutti i livelli e in ogni luogo possibile. 
Non ci possiamo accontentare della testimonianza 
individuale del "consumatore cosciente", occorre 
esercitare la cultura dei diritti, moltiplicare i luoghi 
di resistenza, le reti di collegamento transnazionali 
tra movimenti, le esperienze di solidarietà 1 e coo- 
perazione, tutte le obiezioni possibili al sistema. 


23 




ecn milano - 5 ottobre 1992 


CENTRI SOCIALI, ANTIFASCISMO, 
COMUNICAZIONE, 
CONTROCOLOMBIANE, MUSICA 


29 File: AGRORIOC.ZIP 


Montebelluna 29 - 09 - 92 

RI / OCCUPATO IL CENTRO SOCIALE 
AGRRRO 

Al di la' della comunicazione in tempo reale, 
SABATO 26 SETTEMBRE il collettivo 1 .9.9.2. ha 
riaperto i battenti dopo le vacanze estive. 

L'ex istituto agrario di Signoressa e' stato rioccu- 
pato con una due giorni di iniziative che ha visto la 
partecipazione di decine di giovani e compagni del 
trevigiano. "Chi voleva buttarci fuori e' finito den- 
tro": cosi' gli occupanti riaprono la lotta sugli spazi 
sociali e contro le speculazioni ambientali, finan- 
ziarie e politiche che ruotano attorno allo stabile. 
Ironia della sorte, gli stessi personaggi che ad 
aprile avevano fatto sgomberare il c.s.o., piu' volte 
di seguito di fronte alle puntuali rioccupazioni, con 
tanto di falò' del materiale del centro, e con tanto di 
denunce (31), sono nella pausa estiva, finiti in 
manette (De Biasi, vicepresidente della giunta 
provinciale; Favero in regione) o coinvolti nella 
tangentopoli veneta. Del resto, prima dei "Di 
Pietro" di turno, ben chiare e documentate erano 
state le denunce del centro sociale sulla natura di 
certe manovre riguardanti lo stabile, da far presu- 
porre che queste fossero, come si e' dimostrato, 
l'andazzo quotidiano della gestione poli- 
tica/amministrativa di provincia e regione. 

La lotta continua, l'Agrrro ritorna, riproponendo il 
centro sociale come punto di aggregazione e au- 
torganizzazione per giovani, immigrati, proletari, 
disoccupati. 

Proponiamo un articolo fatto dal c.s.o., apparso nel 
primo numero di zeronetwork, per un approfondi- 
mento della situazione. 

redazione E.C.N. Montebelluna 


Acqua marcia 

Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi di 
Montebelluna e provincia che con l'inizio di questo 
1. 9.9.2 ha riproposto, in maniera piu' radicale e 
determinata che nel passato, una lotta per 
l’autogestione di un centro sociale nel territorio. 
Dopo varie occupazioni pirata, abbiamo individuato 
lo stabile adatto: un ex istituto agrario, di proprietà' 
della provincia, situato a Signporessa nel comune 
di Trevignano. 

Sin dai primi giorni di autogestione, e poi via via 
con l'aumento della repressione (sgomberi, rioc- 
cupazioni, denunce,....), ci siamo accorti, e con noi 
tutta la popolazione, che avevamo ficcato il naso in 
un brutto affare. 

Un'affare che rilevava e rileva ancora una volta i 
macabri disegni di speculazione e controllo del ter- 
ritorio (nel senso ambientale, oltre che economico 
e sociale) da parte dei soliti padroni e dei soliti poi- 
litici. 

Prima di addentrarci nei progetti riguardanti l'ex 
istituto agrario, elenchiamo alcune delle tante 
schifezze che già' esistono: 

-Da circa 2 anni passa sopra le nostre teste il 
megaeletrodotto (Verona-Udine) da 380.000 volts: 
un tubo al neon tenuto in mano sotto i cavi riesce 
ad accendersi!. Questo nonostante la rivolta delle 
popolazioni locali, "sedata" dai manganelli della 
celere fatta venire per l'occasione da Padova. 
-Cave: una potente lobby che sta erodendo il terri- 
torio, ricattando i contadini con l'arma economica, 
per una speculazione continua: oltre alla ghiaia, 
poi gli immensi buchi diventano discariche a cielo 
aperto, con i rifiuti depositati a peso d'oro. E intanto 
scempi e distruzioni ambientali, falde freatiche in- 
taccate irreversibilmente e acqua marcia che esce 
dai rubinetti delle case. I nomi li conosciamo: sono 
i Biasuzzi, i Lucchese, i Balbinot, che rubano le 
terre nei comuni di Montebelluna, Trevignano, 
Vedelago, Volpago, Giavera. 

-Un altra schifezza, in avanzata fase di realizza- 
zione, e' il "progetto mostro" (cosi 1 chiamato dalle 
popolazioni interessate, che già' hanno iniziato ad 
autorganizzarsi). I falchi sono ancora i cavatori, 
che vogliono realizzare nel letto del fiume Piave un 
canalone largo 200 metri e profondo cinque, per 
ricavarne nel giro di cinque anni, 5 milioni di metri 
cubi di ghiaia. 

Questi sono solo alcuni esempi piu' macroscopici, 
a cui si collegano tutta una serie di "effetti collate- 
rali" che sempre piu' uccidono l'ambiente e sempre 
piu' concentrano potere economico e politico nelle 


24 





ecn mllano - 5 ottobre 1992 


mani di pochi sciacalli, condizionando e manipo- 
lando le nostre vite. 

Ma ritorniamo a noi e al c.s.o. Agrrro, ai progetti 
che su di esso incombono: attualmente il territorio 
circostante e' destinato ad uso agricolo, ma già' e' 
stata richiesta la conversione ad uso industriale. 
Operazioni al limite della legalità', attraverso pres- 
sioni economiche, hanno visto protagonisti la 
Provincia e il Comune di Trevignano: la Provincia, 
proprietaria, ha venduto parte del terreno al co- 
mune, in cambio di una variante al piano regola- 
tore, ed evitando (trattandosi di operazioni tra enti 
pubblici) il pagamento di salate tasse (INVIM). Due 
piccioni con una fava (piu' i piccioni-mazzetta...). A 
questo punto le possibilità' sono tre: 

A) Se la Regione non approva la variante al prg, il 
basso costo del terreno tara' piombare i cavatori 
(altre cave che si aggiungono alle quattro esistenti 
nelle vicinanze). 

Se la regione approva invece la variante, le possi- 
bilità' che si offrono ai "nostri" speculatori sono: 

B) La creazione di una "piattaforma ecologica" per 
il trattamento e lo smaltimento di rifiuti di ogni ge- 
nere (proprio dentro il c.s.o. vorrebbero stoccarci i 
bidoni della Jolly Rosso). A questo progetto e' in- 
teressata una fantomatica s.p.a., l'Ecosalus (30% 
delia Provincia, 70% Pivato, Ansaldo, Coop.ecc.). Il 
comune di Trevignano entrerebbe nell'Ecosalus 
portando come quota di capitale la sua parte di 
proprietà' dell'ex Istituto Agrario. 

C) Creazione di un polo industriale a rischio, dove 
verrebbero concentrate industrie pericolose e no- 
cive. 

Questi progetti, per quanto riguarda il solo paese di 
Signoressa, si affiancano a quello già' esistente di 
un mega inceneritore, a due passi dal centro abi- 
tato, dove verrebbero trattati rifiuti di decine di co- 
muni limitrofi. 

Questi progetti sono slegati dalle attuali esigenze 
economiche del territorio, oltre che lontane dai bi- 
sogni della popolazione locale. Sono delle vere e 
proprie forzature di politici e padroni, che da una 
parte licenziano e chiudono le fabbriche, senza 
pagarne le conseguenze (queste cadono sui lavo- 
ratori) e investendo/speculando sull'eco-business. 
Inoltre la piattaforma ecologica e' un progetto 
completamente improvvisato, che non ha visto 
nessun tipo di studio o indagine che appurasse 
l'idoneità' del tewrritorio (già 1 in molti comuni, grazie 
alle cave, l'atrazina dai rubonetti e altre schifezze 
se le bevono la gente comune). 

Comunque vada a finire, si tratta ancora una volta 
di rapina di risorse, di energia, di vita, dell'ambiente 
e delle popolazioni. 


Un furto questo che e' in atto su scala mondiale, 
specie ora che questi personaggi scoprono 
Pecologia" come un grande business per conti- 
nuare sotto altre maschere, a perseguire i loro 
sporchi interessi di sempre. 

Il capitalismo come sistema sta veramente supe- 
rando se stesso: dopo l'inquinamento dell'ambiente 
e lo sfruttamento delle nostre vite nei posti di la- 
voro, in cambio di una vita sempre piu' schifosa e 
di salari da fame (che vorrebbero ancora ridurre!), 
ora vogliono farci pagare anche le conseguenze di 
tutto questo. E la cosa piu' infame e' che mettono i 
proletari nella condizione di battersi perche' queste 
industrie inquinanti non chiudano, in quanto uniche 
possibilità' di lavoro. Questo e' spesso successo 
laddove le popolazioni si sono mobilitate per 
chiudere determinate industrie nocive (vedi Acna). 
Inizia in questi giorni il "vertice di Rio", la grande 
beffa: si parla di "sviluppo sostenibile". Decidono 
quanto dobbiamo sopportare, sostenere. 

Per noi non esiste nessun sviluppo sostenibile 
all'interno di un sistema basato sullo sfruttamento 
dell'uomo sull'uomo e sulla natura. I fatti ce lo di- 
mostrano a casa nostra. L'unica risposta ai loro 
progetti di dominio e' la rivolta. La battaglia per 
l'ambiente non può' essere disgiunta dalla lotta al 
nuovo ordine mondiale, non può' non assumere 
caratteri internazionalisti, non può' fermarsi alle 
aule consiliari. 

L'azione diretta, i blocchi dei lavori, le occupazioni, 
la rivolta. 

Solo questo può' esserci ora, perche' e' diventato 
tutto insopportabile. 

centro sociale agrrro 


30 File: QLG21004.TXT 


VOGLIAMO UNO SPAZIO 

In questo territorio, mentre si spendono centinaia 
di miliardi per progetti come "La Grande Malpensa" 
(tangenti comprese), non esiste il minimo spazio di 
aggregazione per i giovani, mentre sempre di piu' 
si va diffondendo l'eroina e la cultura della rasse- 
gnazione e dell'autodistruzione. 

Se suoni in qualche gruppo musicale, ma non hai 
la possibilità' di pagare l'affitto di carissime sale 
prove e/o ti piacerebbe suonare in pubblico, se ti 
piace ascoltare la musica, andare a teatro o al ci- 
nema, ma spesso i prezzi sono troppo cari per le 
tue tasche, se pensi che la cosidetta "cultura" sia 


25 





ecn milano - 5 ottobre 1992 


un diritto a cui tutti devono poter accedere e non 
un lusso per pochi da pagare profumatamente per 
arricchire case discografiche e commercianti di 
turno, allora ANCHE TU HAI BISOGNO DI UNO 
SPAZIO DOVE POTERSI TROVARE PER FARE 
QUESTE E MOLTE ALTRE COSE. 

A partire da queste esigenze, dopo averne di- 
scusso anche aH'interno della festa di tre giorni 
tenutasi dal 10 al 12 luglio ad Olgiate Olona noi 
vorremmo organizzare assieme a tutti quei gruppi 
musicali sconosciuti (quelli che spesso si trovano a 
suonare negli scantinati) una KERMESSE da te- 
nersi a FINE OTTOBRE al CINEMA NUOVO: 

PERCIÒ' SE SUONI IN QUALCHE GRUPPO 0 SE 
TI INTERESSA LA COSA PUOI VENIRE TUTTI I 
GIOVEDÌ' ALLE 21.00 presso il CIRCOLO VERDI 
(saletta sopra) di OLGIATE OLONA (via Piave 1 ) 
per discuterne ASSIEME. 

Noi pensiamo che questa iniziativa possa rappre- 
sentare un primo passo per arrivare a 
CONQUISTARE assieme uno SPAZIO SOCIALE 
gestito direttamente da chi lo utilizza. 

GRUPPO SPAZI SOCIALI AUTOGESTITI 


31 File : BG01392.TXT 


FUORI I FASCISTI DA BERGAMO! 

Oggi 3/1 0/92, davanti alla stazione di Bergamo si e' 
svolto il presidio organizzato dai fascisti del M.S.I.- 
D.N. .contro la presenza di tossicodipendenti ed 
immigrati dentro e fuori la stazione delle autolinee. 

Al grido di "istituiamo le ronde tricolore" (ovvero 
squadra di fasci- sti armati) ,150 tra iscritti al fronte 
della gioventù' e naziskin hanno raccolto il con- 
senso dei bottegai della zona. 

50 compagni si sono recati subito sul po- 
sto, organizzando anche un contro-presidio, a cui 
avevano aderito anche Rete.P.D.S. e rifondazione, 
ma sul posto c'erano solo i compagni, guardati a 
vista da un grosso contingente di carabinieri, digos 
e celerini. 

Gli slogan dei compagni hanno pero' impedito al 
deputato del M.S.I.-D.N. Tremaglia di parlare. 


Alcuni compagni sono stati anche minacciati di 
morte da uno sbirro in merito agli avvenimenti di 
Roma. 

Dopo anni di isolamento, la puzza dei fascisti torna 
anche a Bergamo. 

Ma i topi sappiano una cosaila determinazione dei 
compagni/e sara' sempre presente. 

compagni/e del Collettivo Comunista Pelle- 
rossa 

E.C.N. Bergamo 

03/10/1992 


32 File : MAPINTRO.TXT 


Milano, 30 settembre 1992 
E' uscito il libro "WIAPUCHES" edito dalla 
Cooperativa Editoriale Zero, disponibile al prezzo 
di Lit. 7.000 

MAPUCHES 

AMALEYN MARI CHI WEW! 

Ho deciso di scuotere 
questo giogo insopportabile... 
di liquidare il malgoverno 
che ruba il miele 
dei nostri alveari 

(Tupac Amaru) 

Introduzione 

Questo libro, sulle vicende e sulle lotte dei 
Mapuche - un popolo disperso nei territori divisi 
oggi tra Cile ed Argentina e sconosciuto alla gran 
parte dei lettori italiani - ripercorre alcune tappe 
significative dei cinque secoli di razzie e conquiste 
che hanno seguito l'arrivo degli europei. 

Ma è anche una denuncia sul loro destino attuale e 
futuro minacciato, come altre centinaia di gruppi 
indigeni nel mondo, dalla nuova colonizzazione 
delle multinazionali e dai progetti tecnologici finan- 
ziati dalla Banca Mondiale. Questi, oltre a cancel- 
lare l'esistenza stessa di queste popolazioni, già 
resa precaria dalla secolare rapina di terre e ri- 
sorse, modificherebbero profondamente la valle del 
Bìo-Bìo, uno dei più importanti ecosistemi del 
mondo. La costruzione di alcune dighe lungo que- 
sto fiume dovrebbe garantire un'accelerazione del 
processo di industrializzazione in atto e permettere 
alle grandi multinazionali della frutta di incremen- 
tare i loro profitti. 


26 





ecn milano - 5 ottobre 1992 


A questo nuovo attacco i Mapuche rispondono con 
la pratica, ormai tradizionale, della riappropriazione 
delle terre e con l'organizzazione in movimenti, tra 
cui il Consiglio di Tutte le Terre. Per questo essi 
sono oggetto di una forte offensiva repressiva del 
governo cileno che nel giugno di quest'anno, pro- 
prio a seguito di alcune azioni di riappropriazione 
da parte di 18 comunità mapuche a Temuco, ha 
arrestato 109 persone tra cui numerose autorità 
della comunità, la loro Machi o guida spirituale, 
alcune donne e 14 bambini. 

Successivamente molti di loro sono stati liberati, 
ma sono ancora in carcere alcuni dirigenti del 
Consiglio di Tutte le Terre. 

Su quest'anno di festeggiamenti fraudolenti prefe- 
riamo pensarla come il caciche Xavante: "Solo 
persone poco intelligenti - e molto interessate ag- 
giungiamo noi - celebrano un genocidio e 
un'invasione". 

Da parte nostra abbiamo scelto di rendere visibile 
la lunga “guerra" dei Mapuche contro il dominio e 
lo sfruttamento arrivato sulla scia delle caravelle, 
con la coscienza - oltre alla solidarietà dovuta ai 
“poveri" e agli oppressi - che questi popoli sono 
portatori di grandi miti e forti valori culturali, di un 
profondo rispetto per la terra e per l'essere umano, 
di una "visione del mondo", di una concezione dei 
ritmi di vita e dei tempi di lavoro, molto vicina a 
quanti, in ogni paese del mondo, lottano quotidia- 
namente per la trasformazione dell'esistente. 

Gli indios maya, perseguitati dall'esercito, spiega- 
vano in questo modo la caccia alla loro gente: "Ci 
uccidono perché lavoriamo insieme, viviamo in- 
sieme, sognamo insieme". 

Alla fine del secolo scorso, per giustificare 
l'usurpazione delle terre dei Sioux, il Congresso 
degli Stati Uniti ha dichiarato: "La proprietà comu- 
nitaria è pericolosa per lo sviluppo del sistema 
della libera impresa". 

Nel marzo 79 in Cile è stata promulgata una legge 
che obbligava gli indios mapuche a parcellizzare le 
loro terre e a trasformarsi in piccoli proprietari ter- 
rieri senza vincoli reciproci, il dittatore Pinochet 
spiegò che le comunità erano incompatibili con il 
progresso dell'economia nazionale. 

Dal punto di vista dell'organizzazione capitalista, le 
culture comunitarie - che non si basano sullo 
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, - sono culture 
nemiche, ma il punto di vista capitalista non è 
l'unico possibile. La storia delle popolazioni indi- 
gene dimostra che non può esserci "incontro" tra 
culture e modelli di organizzazione sociale comu- 
nitaria e logica del profitto. Oggi, come 500 anni fa. 
Questo libro pone inoltre, pur non affrontandolo 
direttamente, il problema dei movimenti di libera- 


zione nazionale, dell'identità nazionale nei percorsi 
di trasformazione comunista dell'esistente e della 
solidarietà tra i popoli. Un rapporto difficile, spesso 
contraddittorio e disatteso, ma che - dopo i forti 
movimenti degli anni 70 - deve essere ridefinito. 
Deve essere nuovamente ridiscusso e rintracciato 
tra le pieghe di uno scenario ridisegnato dai grandi 
organismi politici ed economici sovranazionali, 
dalla profonda crisi delle ideologie comunitarie per 
eccellenza (soprattutto in Sudamerica: comuniSmo 
e cristianesimo), da un'"informazione" totale e 
totalizzante che produce realtà, rende visibile o 
annienta popoli ed esistenze. 

Cooperativa Editorale Zero 

Milano, 30 settembre '92 


E' possibile ricevere le pubblicazioni della 
Cooperativa Editoriale Zero con versamento del 
prezzo di copertina, maggiorato dì L. 3.000 per 
spese di spedizione, sul C/C postale n. 19838200 
intestato a Coop. Zero, Via Conegliano 5, Milano. 

Sempre della Cooperativa Editoriale Zero e' di- 
sponibile: 

Storia del Salvador 

(libro a fumetti) 

E. Maiz, A. Burgos - L. 10.000 


33 File : MAPUTOUR.TXT 


CALENDARIO NAZIONALE DEL GIRO 
DEL RAPPRESENTANTE DEL POPOLO 
MAPUCHE APPARTENENTE AL 
CONSIGLIO DI TUTTE LE TERRE 


4 Ottobre 

5 Ottobre 
7 Ottobre 
8,9, Ottobre 
10,1 1,12 Ottobre 

1 3 Ottobre 

1 4 Ottobre 

1 5 Ottobre 
16,17 Ottobre 
18,19 Ottobre 
20,21,22 Ottobre 

23 Ottobre 

24 Ottobre 
25, 28 

29 Ottobre 
30,31 

1 ,2 Novembre 


- Montebelluna (Pd) 

- Lendinara (Rovigo) 

- Venezia 

- Roma 

- Genova 

- Imperia 

- Pisa 

- Firenze 

- Napoli 

- Catania 

- Cosenza 

- Taranto 

- Brindisi 

- da definire 

- Milano 

- da definire 

- Milano 


27 



ecn mila no - 5 ottobre 1992 


34 File : TRANSMAN.DOC 


RISOLUZIONE STRATEGICA N.1 

TRANSMANIACON 

Assalto ipermediale alla Cultura e al quotidiano in 
10 puntate non solo radiofoniche della durata me- 
dia di 120 minuti, con probabile sviluppo da no- 
vembre a febbraio, per RADIO K CENTRALE, 
Bologna, 107.05 mhz 


Note tecniche 

a. Interazione radio-video-computer, creazione di 
ambienti al cui interno produrre gli eventi di cui alle 
"Note politiche". 

b. Uso di synth e campionatori, improvvisazione di 
suoni, rumori, assemblaggi con Spleen IV, Cavalla 
Cavalla e Tribade Tecnica. 

c. Tutto lo sviluppo della trasmissione sarà filmato 
(sinergia col collettivo Immaginazione) e le imma- 
gini utilizzate nelle situazioni di cui alla nota e. 

d. Uso della rete ECN e, nelle intenzioni, del BBS 
HACKER ART di Firenze per interventi e collabo- 
razioni, in uno sviluppo reversibile: dal cyberspazio 
a Transmaniacon, ma anche da Transmaniacon al 
cyberspazio, con l'immissione in rete dei testi e 
materiali più interessanti prodotti all'interno e in- 
torno della trasmissione. 

e. Transmaniacon come intervento sul territorio, 
presenza articolata in 2 o più appuntamenti live: 

e". All'inizio del ciclo, giornata multimediale 
in via Zamboni, con concerti, video estremi, talk- 
show "Prosperare sui caos", rinfresco détournato, 
mostra di secrezioni corporee e qualsiasi altro 
progetto realizzabile con budget non superiore al 
costo di un chilo di prugne; 

e'“. Happening finale in un posto da defi- 
nire, dove si tireranno le somme dell'esperimento 
per RICOMINCIARLO AD UN LIVELLO 
SUPERIORE. 

f. Sviluppo e svolgimento: a puntate apparente- 
mente monotematiche, da ricalcare sui capitoli del 
romanzo TRANSMANIACON di John Shirley. 


Note politiche. 

g. nel libro di Shirley - immediato precursore della 
letteratura cyberpunk - , il Transmaniacon è un 
biotrasmettitore che, impiantato a poca distanza 
dal cuore di un "Provocatore professionista", per- 
mette la manipolazione degli umori collettivi e la 
concentrazione di EMOZIONI ESTREME ( collera, 
panico, disperazione), in modo da trasformare ogni 
momento di aggregazione in una rissa, in un in- 
controllabile tumulto. Da qui il nome per un ciclo di 
trasmissioni interattive e multimediali. L'idea è di 
far compiere al programma il fatidico salto di qua- 
lità da "pseudoevento" a evento forte, fortissimo, 
caratterizzato da una insopprimibile fisicità, 
CORPOREITÀ' INSURREZIONALE. 

h. Il progetto è forzare al massimo le regole di uti- 
lizzo dei media che abbiamo a disposizione, tirarle 
fino allo spasimo, creare situazioni. E soprattutto 
sfondare la barriera tra chi emette e chi riceve. 

i. A differenza degli esperimenti condotti su Radio 
Città 103 con PULSIONE DI MORTE (1990) e 
l'ultima serie di RADIO IX CENTENARIO (1991), 
caratterizzati da un 1 0% di canovaccio e un 90% di 
improvvisazione, qui la preparazione sarà mag- 
giore e il canovaccio più definito, con la differenza 
che a definirlo non sarà una "redazione" ma 
UN'ASSEMBLEA FLUTTUANTE INTERURBANA 
DI PROVOCATORI PROFESSIONISTI. 

l. Situazionista è la teoria, transmaniaco è il me- 
todo. 

m. Tra gii altri, sono invitati a interagire con noi: 
METROFAGA, trasmissione gemella, wowl, PD; 
TOMMASO TOZZI per HAcker Art, FI; 

I TECHNORAVERS ( e Beppe) di Radio Onda 
D'Urto, BS; 

FALsospettaCOLO, dove siete finiti?, TO; 

Gomma e Raf, MI; 

Ma, naturalmente, chiunque a qualsiasi latitudine. 
R.B., BOLOGNA, Inizio ottobre 1992. 


28 





35 File : KALENDAR.TXT 


Centro Sociale Leoncavallo 

Calendario feste e concerti 


venerdì’ 9 ottobre 

INTIFADA 

sabato 1 0 ottobre 

BAI LAN DA >>> FESTA SUDAMERICANA «< 

venerdì' 16 ottobre 

HAONTED HENSCHEL (Kassel, Germania) 
sabato 1 7 ottobre 

YOUTH BRIGADE (Usa) 

sabato 24 ottobre 

LETHAL GOSPEL (Usa) 

venerdì' 30 ottobre 

REPUBLIC DREAD KNOT HIFI 

sabato 31 ottobre 

AGENT '86 / PUNISHMENT PARK (Usa) 

Venerdì' 6 novembre 

BACKSLIDERS (Clermond Ferrane!, Fr.) 

sabato 7 novembre 

NICOTINE SPYRAL SURFERS / AMANITA'S QUASAR 

venerdì' 13 novembre 

FUNKY NIGHT suonano i GROOVE FOUNDATION 

sabato 1 4 novembre 

B.A.P. (San Sebastian, Euskadi) 

sabato 21 novembre 

LATIN SOUND PERÙ' 

Venerdì' 27 novembre 

SALE DEFAITE 

sabato 28 novembre 

ALDINE KELLY & THE COSMOFUNK / MOTHERFUNKERS 

Venerdì' 4 dicembre 

KILL THE THR1LLS 

Sabato 5 dicembre 

RAYMONDE E LES BLANC BECS (Parigi) 

Sabato 19 dicembre C.S. Leonacavallo 

RESISTENZA (Roma) / PUNKREAS 


F.i.P. MI Leoncavallo 22-5 ottobre 1992